ARCHIVIO SENTIMENTALE DELLE MURA

Le mura di Giorgio Bassani

Nella Ferrara descritta da Giorgio Bassani le Mura Estensi rappresentano un elemento irriducibile, qualcosa in cui inevitabilmente si va a sbattere, e da cui sembra impossibile allontanarsi troppo. Determinano i percorsi delle passeggiate, come il Nord in una bussola fanno girare attorno alla propria massiccia presenza la descrizione dell’intera città. 

Qui si raccolgono tutti i brani, brevi o lunghe, che lo scrittore ha dedicato a questo spazio all’interno della raccolta di racconti Cinque storie ferraresi, la cui prima edizione risale al  1953. I testi sono stati associati su base tematica, a seconda della funzione che attribuiscono alle mura, di volta in volta considerate come luogo di incontri sentimentali, luogo dove svolgere attività sportive, confine ideale tra città e campagna, emergenza topografica che determina l’orientamento nel tessuto urbano. Dopo ogni citazione si riporta il nome del racconto da cui è stata estratta e il numero di pagina, riferito all’edizione del Romanzo di Ferrara pubblicata nel 2012 da Feltrinelli.

Mura come luogo di incontri sentimentali 

Non sono proprio i contrasti, i sotterfugi, il più valido incentivo dell’amore? In ogni caso un fatto era sicurissimo: lungo quel sentiero delle mura, nonché, fra qualche istante, al piccolo cinema di Piazza Travaglio dove stavano dirigendosi, nessuno di casa e dell’”ambiente” avrebbe mai potuto incontrarli.

Lida Mantovani

pag. 26-27

E subito, mentre si allontanavano in direzione delle mura, dai capannelli di ragazzotti del quartiere che dinanzi alle porte a vetri del cinema, rimaste spalancate, sostavano tuttora a fumare […] subito cominciavano a levarsi fischi, urli, ps-ps di scherno, parolacce.

Lida Mantovani

pag. 29

 Al primo buio, al primo prato, veniva rovesciata nell’erba. Col mento sopra la spalla di lui, senza abbassare le palpebre, si lasciava andare. […] Da quando si incontravano, dinanzi al portone di strada, e poi, senza quasi scambiarsi un saluto, cominciavano a camminare in fretta verso le mura, tutto ogni volta era fin troppo prevedibile.

Lida Mantovani

pag. 29

Che cos’altro poteva fare, lei, se non rispondere subito di sì come quell’altra volta, la primissima, quando incontratisi per caso in un locale all’aperto di Borgo San Giorgio (lei a quell’epoca contava poco più di sedici anni: non era che una ragazzetta, insomma, in tutto e per tutto), avevano fatto coppia fissa l’intera serata, e poi, verso mezzanotte, erano finiti in un prato delle mura?

Lida Mantovani

pag. 39

Una sera, provocando il vivo ritrarsi di Ausilia, la coppia, anziché giù in strada, era apparsa là sopra, ferma tra gli alberi dei bastioni quasi all’altezza della finestra: da far supporre che Gemma e l’uomo potessero essere rimasti sdraiati fino allora nell’erba folta di un prato a stringersi e baciarsi […].

Lida Mantovani

pag. 65

Dove si va mai, a Ferrara, anche oggi, quando si abbia voglia di parlare con una persona un tantino in disparte? In piazza della Certosa, prima di tutto. Ché se la cosa procederà poi per il suo verso, sarà faccenda da niente raggiungere più tardi i vicini bastioni, dove di luoghi riparati dagli occhi indiscreti delle balie, abbastanza assidue anche esse, sull’ora del crepuscolo, di piazza della Certosa, ce ne è quanti se ne vogliono, mentre al contrario, se l’idillio non vorrà andare avanti, sarà altrettanto agevole e insieme lontano dall’apparire compromettente il ritorno in compagnia verso il centro della città. 

Gli ultimi anni di Clelia Trotti

pag. 130

Parlava, parlava. Le ombre degli steli e dei cippi funerari si allungavano lentamente nell’erba, il prato a poco a poco si spopolava, qualche coppia di innamorati prendevano la via dei bastioni.

Gli ultimi anni di Clelia Trotti

pag. 178

E poi, quando mai si erano visti, i due, prima di arrivare al coniugio? Dov’è che si erano trovati? Se la loro non fosse stata fin dall’inizio una di quelle tipiche porcheriole combinate magari per telefono che succedono talmente spesso, si sarebbe potuto sorprenderli ogni tanto in giro dalle parti di piazza della Certosa, o lungo i bastioni, o in piazza d’Armi, eccetera.

Una notte del ’43

pag. 188

Mura come luogo di sport

Siccome, poi, fin da principio e un po’ dovunque, i bastioni cittadini erano divenuti meta quotidiana di una folla entusiasta di improvvisati sciatori, in maggioranza studenti, a un dato momento fu deciso dalla Federazione fascista di promuovere appunto lassù, e precisamente lungo il tratto delle mura che va da Porta San Giorgio a Porta Reno, addirittura delle gare. Col risultato che via Salinguerra, per solito così deserta e silenziosa, si ritrovò trasformata da un giorno all’altro in una arteria piena di movimento e di strepito. 

Lida Mantovani

pag. 35-36

Mura come confine ideale

Eppure, a percorrere via Salinguerra anche oggi, il tipo di silenzio dal quale si è circondati (sentite di qui le campane delle chiese cittadine hanno un timbro diverso, come sperduto), e specialmente gli odori di letame, di terra arata, di stalla, che rivelano la vicinanza di grandi orti segreti, tutto contribuisce a dare l’impressione che ci si trovi già fuori dalla cerchia delle mura urbane, ai limiti dell’aperta campagna.

Lida Mantovani

pag. 14

All’infuori insomma del solito, eterno senso di inferiorità, di rispetto fatto soprattutto di timidezza espressiva che ha sempre indotto nei contadini del luogo, non importa se accolti o meno a vivere nell’ambito delle mura urbane, qualsiasi commercio coi ceti borghesi, la sua presenza non suscitò da principio proprio niente.

La passeggiata prima di cena

pag. 69

Nella grande cucina […] Elia riapprodava ogni autunno con un desiderio così intenso, così imperioso, di raccoglimento e di pace, lui le sarebbe apparso fra pochi istanti seduto come sempre alla scrivania posta sotto la finestra più lontana dalla porta d’ingresso, nell’atto, magari proprio in quel momento, di rialzare gli sguardi dai libri per portarli fuori, di là dal muro di cinta che separava l’orto dai bastioni, di là dai bastioni medesimi, e per fissarli infine, sorridendo vagamente sotto i baffi, sulle grandi nuvole dorate che occupavano il cielo dalla parte di Bologna.

La passeggiata prima di cena

pag. 80

Mura come riferimento topografico

Anziché prendere a destra e puntare verso il centro della città, di solito scendevano per via Salinguerra fino a raggiungere i bastioni, e di qui, poi, camminando di buon passo lungo lo stradello che c’era lassù in cima, arrivavano in una ventina di minuti a Porta Reno.

Lida mantovani

pag. 26

A prendere per via Fossato di Mortara si arrivava sulle mura in pochi attimi. E era stato appunto lassù, in cima ai bastioni, che lei una di quelle sera aveva smesso a un tratto di camminare.

Lida mantovani

pag. 41

Frattanto erano scesi dai bastioni, avevano imboccato via Salinguerra. E se fino a quel momento lei era rimasta a sentire in silenzio, quasi trattenendo il fiato, non appena capiva dai profili delle case e dai lampioni stradali che tra pochi istanti avrebbero dovuto separarsi, ciò le metteva una agitazione nervosa di tale intensità da farle a volte temere di non riuscire a padroneggiarla.

Lida mantovani

pag. 31

“No, al Miramonti. Immagina una specie di castello”, si era messo subito a spiegare, “con intorno un bosco che sarà grande sei o sette volte il parco di casa Finzi-Contini, quello là in fondo ai Piopponi, sai, giusto sotto le Mura degli Angeli, e almeno una dozzina di volte il Montagnone…”

Lida mantovani

pag. 42

Il villino si trovava in fondo a corso San Benedetto […] e cioè in quella zona al di là delle mura, situata all’incirca fra le barriere del Dazio e il cavalcavia della linea ferroviaria, che negli ultimi anni era venuta punteggiandosi di case grandi e piccole.

Lida mantovani

pag. 50

Descrisse infine il luogo del Camposanto Comunale dove l’indomani mattina l’avrebbero sistemata. Si trattava di un posto veramente bello – assicurò -: da signori. Non l’aveva ancora mica vista, lei, l’arcata di costruzione recentissima che partendo dal fianco destro della chiesa di San Cristoforo, e descrivendo una gran curva uguale identica a quella dell’arcata adiacente a via Borso, era venuta a completare anche dalla parte della Mura degli Angeli il porticato anteriore della Certosa?

Lida mantovani

pag. 47

Dopo il matrimonio Lida si era subito conformata alle sue abitudini devote, prendendo a frequentare con regolarità la non lontana chiesa di San Benedetto, appena dentro le mura.

Lida mantovani

pag. 51

[…] a poca distanza dalla Prospettiva di Giovecca, e precisamente nell’interno della grande casa di tipo campagnolo dove la famiglia Brondi, una famiglia di contadini di città, vive da tempo immemorabile. La casa sorge a ridosso delle mura urbane, restandone separata solamente in virtù della stradetta polverosa che lungheggia quel tratto dei bastioni.

La passeggiata prima di cena

pag. 60-61

[…] il dottore afferrò la Triumph dal manubrio e dal sellino, la fece fare dietro front, e, rapido, andò ad appoggiarla contro il pendio erboso del bastione, dall’altro lato della strada.

La passeggiata prima di cena

pag. 67

Per arrivarci da casa Brondi, quando, s’intende, si fosse percorso il viottolo in cima ai bastioni ed evitato ogni possibile scorciatoia urbana, c’era da compiere una sgambata di almeno mezz’ora. […] Infine, dopo aver cominciato a intravedere sulla sinistra, all’estremo limite della pianura sterminata, la linea azzurrina ondulante delle colline di Bologna, ecco che, girando la testa dalla parte della città, gli sguardi venivano immediatamente attratti da una facciata grigia, laggiù, tutta tramata di vite americana […] Se uno la guardava appunto di là sopra, la casa, dall’alto delle mura, l’avrebbe detta una specie di colonica: con davanti la sua brava aia separata dall’orto adiacente per mezzo di una siepe, e con l’orto poi, che, pieno di alberi da frutta e scompartito da un esiguo vialetto centrale, scendeva giù giù, fin sotto il robusto muro di cinta. E non c’era pericolo che se ne restasse intimiditi, no di certo […] i pomeriggi che venivano a spaccare la legna, non mancavano mai di scegliere il cammino delle mura.

La passeggiata prima di cena

pag. 73-74

Per avere un’idea di che cosa sia piazza della Certosa, si pensi a un prato aperto, pressoché vuoto, sparso come è a distanza di rari monumenti funebri di acattolici illustri del secolo scorso: a una specie di piazza d’armi, insomma. A destra, la scabra facciata incompiuta della chiesa di San Cristoforo, nonché flettendosi in un ampio semicerchio fin sotto le mura urbane, un rosso porticato del primo Cinquecento contro il quale certi pomeriggi il sole batte davvero a gloria; a sinistra, soltanto basse casette di tipo semi-rustico, soltanto muriccioli delimitanti i grandi orti di cui ancora adesso questa estrema zona nord della città è abbastanza ricca: casette e muriccioli che, a differenza di quello che sta loro di contro, non offrono il minimo ostacolo ai lunghi raggi pomeridiani e vespertini della luce solare. Nell’ambito dello spazio compreso fra tali limiti c’è ben poco, ripeto, che parli di morte.

Gli ultimi anni di Clelia Trotti

pag. 130

Cominciarono ad allontanarsi in direzione delle mura, attraversando obliquamente il prato.

Gli ultimi anni di Clelia Trotti

pag. 179

“Perché non arriviamo anche noi fino lassù?”, disse Bruno. Protendendo il braccio sinistro, accennava alla Mura degli Angeli ancora piena di sole. – “Ma è tardi, ho paura che non faremo a tempo”, rispose Clelia Trotti, interrotta a metà di una frase. “Lo sa bene che debbo ritirarmi con le galline!”. – “Per una volta così sarà! Vedremo un magnifico tramonto”. […] “Ho fatto bene a darle retta. Dalla cima delle Mura potremo gustarci un tramonto davvero straordinario”, disse tranquilla Clelia Trotti.

Gli ultimi anni di Clelia Trotti

pag. 180

Se nel ’19 o nel ’20 il giovane Sciagura, il giovane Bellistracci, il giovane Sturla, armati soltanto di bastoni, di pugni di ferro o, al massimo, di qualche vecchia Sipe residuato di guerra, uscivano di notte da Porta Reno per cercar briga coi facchini comunisti che affollavano le bettole di Borgo San Luca […] figurarsi se potevano contare sull’appoggio sia pure indiretto della Questura!

Una notte del ’43

pag. 192

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