Interno Verde, il festival che a settembre aprirà al pubblico i giardini segreti di Ferrara, lancia INTERNO VERDE DESIGN 2022, il concorso rivolto ai giovani grafici e illustratori, chiamati a realizzare un poster che rappresenti ed esprima al meglio l’anima della manifestazione e uno dei suoi luoghi più amati e significativi, il giardino di Casa Hirsch.

Ad esaminare gli elaborati una giuria d’eccezione. Oltre a Giulia Nascimbeni, grafica e fotografa che da anni firma l’immagine ufficiale dell’evento, a decidere il vincitore interverranno Emiliano Ponzi, illustratore di fama internazionale con alle spalle innumerevoli premi e collaborazioni di prestigio, dal Salone del Mobile al New Yorker, da Vanity Fair a Moleskine, e Vasco Brondi, cantautore che da sempre ha abbinato alla produzione musicale una particolare attenzione nei confronti del disegno, collaborando con artisti quali Gipi, Andrea Bruno, Gianluigi Toccafondo, Marco Cazzato, Nicola Magrin e Davide Toffolo. 

Il premio per il primo classificato consiste in un compenso di 400 euro e in due biglietti a scelta del festival Ferrara Sotto le Stelle 2023.

Ecco i  dieci poster che con maggiore efficacia e originalità hanno saputo interpretare il carattere dell’evento e saranno esposti a Ferrara, in occasione della settima edizione del festival, sabato 17 e domenica 18 settembre. Il verdetto della giuria sarà reso noto successivamente, durante la premiazione che si terrà mercoledì 5 ottobre.

Interno Verde Ferrarra 2022 è patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune e dall’Università di Ferrara, dall’Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, dall’Associazione Nazionale Pubblici Giardini, dall’Associazione Parchi e Giardini d’Italia.

Per chiarimenti e informazioni:  
design@internoverde.it
+39 329 3771653

Il giardino di Casa Hirsch

Casa Hirsch è un luogo eccezionale: per la storia di cui è stata protagonista, l’insolito carattere architettonico, per il grande parco che la circondava, di cui ora resta una ridotta seppure affascinante testimonianza. Il palazzo venne costruito negli anni Venti da Teresa Spadoni, che nel 1912 aveva comprato dal duca Lamberto Bevilacqua alcuni immobili affacciati su Porta Mare, originariamente afferenti all’imponente Palazzo Mazzucchi-Bevilacqua. Dove oggi si trova la residenza a tre piani sorgeva una volta una costruzione dotata di orto e magazzino, definita dai registri come un fienile. I lotti confinanti vennero annessi in seguito e negli anni Venti occupavano insieme più di un quarto dell’intero isolato.

Renato Hirsch, industriale ebreo di origine tedesca, acquistò la proprietà nel 1924 per sé e la sua famiglia e, grazie a successive acquisizioni, riuscì a circondare il palazzo di un vero e proprio parco.

La sua biografia meriterebbe un attento approfondimento, perché offre numerosi spunti per interrogarsi e capire la Ferrara dell’epoca e la Ferrara presente. Minacciato e internato dal regime fascista, costretto a cedere i propri lanifici, venne riabilitato nel dopoguerra grazie all’attività per il Comitato provinciale di liberazione e infine nuovamente allontanato dalla vita cittadina. Si ritirò nel 1946 in Palestina, dove i suoi cari si erano già rifugiati. 

Dell’edificio originale è rimasto poco: Renato operò una decisa ristrutturazione abbinata all’ampliamento. Influenzato dal clima di repressione, introdusse una serie di strumenti protettivi: strategiche vie di esodo e tanti nascondigli, addirittura un sistema idrico antincendio nel sottotetto, e un percorso interrato per collegare le cantine al falso pozzo in giardino. Per decorare gli interni chiamò le maestranze più capaci e utilizzò materiali ricercati, senza che il lusso fosse evidente dell’esterno. L’architettura che si può osservare dalla strada riprende gli elementi del rinascimento estense – scelta probabilmente suggerita dalle celebrazioni ariostesche nel 1928.

Il parco rivaleggiava per dimensioni con quello del vicino Palazzo Massari, si dice che ospitasse anche un campo da tennis e per questo si crede possa aver ispirato il romanzo di Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini – così come su Renato Hirsch è stato tratteggiato, nei racconti dello scrittore, il personaggio del dottor Herzen.

I cancelli in ferro battuto furono commissionati agli artigiani di San Gimignano, i vetri che chiudevano la loggia furono raccolti dal fratello Giacomo tra le ville e le chiese della campagna ferrarese. L’area verde comprendeva orti e giardini, una serra per le piante e i fiori.

Il frazionamento della proprietà cominciò nel 1942, l’anno successivo la casa venne messa a disposizione del Partito Socialista e del Partito Comunista, i quali si insediarono in due piani distinti. Varie compravendite portarono allo smembramento, finalizzato a creare più unità abitative da cedere in affitto. Oggi solo una piccola porzione dell’immenso parco è ancora di pertinenza, ma qualche traccia del passato si può ancora incontrare: il muro merlato, il piccolo gazebo e gli arredi in pietra, come la vera da pozzo, le colonne e i capitelli.

Molti tra gli alberi più anziani sono stati abbattuti quando venne costruito il condominio Bonazzi – Bernagozzi, alla fine degli anni Cinquanta. Delle alberature coeve alla costruzione rimangono il bagolaro e il tiglio, oltre al bosso. La weigela, l’alloro, il platano, il pino e la metasequoia sono state insediate negli anni Sessanta dal proprietario Luigi Ceruti, agronomo, la cui competenza tecnica ha certamente favorito la cura delle piantumazioni. Gli alberi e gli arbusti più recenti sono stati selezionati nel rispetto dell’impostazione preesistente, scelti tra le specie autoctone e tra quelle esotiche già presenti nei giardini ferraresi di inizio secolo –  come le palme, i banani, gli oleandri e i gelsomini.

C’era una volta il lanificio Hirsch

Aperto a Ferrara nel 1885, il Lanificio Hirsch fu uno dei primi e più importanti maglifici italiani: impiegava centinaia di persone, soprattutto donne, ed esportava i propri prodotti in tutto il mondo. Si distinse a livello nazionale per aver adottato – già negli anni Venti – innovative politiche sociali volte a migliorare la qualità della vita dei dipendenti.

Ilturco nell’autunno / inverno 2020 si è impegnato per ricostruire la memoria storica dell’azienda, svolgendo puntuali ricerche negli archivi e nelle biblioteche, aprendo una call volta a recuperare testimonianze e fotografie dai figli e dai nipoti delle operaie.

Il 31 dicembre 2020 questa straordinaria vicenda imprenditoriale è stata raccontata in diretta sui canali social dell’associazione. 

C’era una volta il lanificio Hirsch

La famiglia Hirsch a Ferrara