Via della Salute

Via della Salute 52 e 57, Parma

Le colorate casette a schiera di via della Salute rappresentano uno dei primi esempi italiani di case popolari. La loro genesi merita di essere approfondita, a partire proprio dal nome della strada, che in origine si chiamava Borgo della Morte. Leggenda vuole che questo lugubre appellativo derivasse dalla malsania del luogo – comune d’altra parte all’intero quartiere Oltretorrente, storicamente tra i più poveri di Parma. In realtà è più probabile che arrivi dalla Confraternita della Buona Morte, attiva dal 1811 presso la vicina parrocchia di San Tommaso.

La decisione di trasformare radicalmente questo brano di città fu presa nel 1855 dalla duchessa Luisa Maria di Borbone, reggente per conto del figlio Roberto I. La nobildonna non aveva sposato la politica militarista del defunto marito, Carlo II, che aveva cercato di soffocare con le armi le aspirazioni risorgimentali. Per ingraziarsi il favore della popolazione volle operare in segno contrario, quindi si impegnò per avviare attività produttive e costruire soluzioni abitative a vantaggio dei ceti meno abbienti. L’area scelta fu quella dove anticamente si trovavano gli orti dei conventi di Sant’Agostino e di San Basile, soppressi in epoca napoleonica. Il progetto fu assegnato tramite un concorso pubblico bandito dall’Accademia Parmense di Belle Arti, che specificava la richiesta di particolari requisiti igienici: le case avrebbero dovuto essere dotate di servizi, orto, cortile e acqua potabile.

Vincitore del bando fu l’architetto Gaetano Castelli, che realizzò il primo stralcio senza interruzioni, nonostante nel frattempo la duchessa avesse abbandonato la città, costretta a fuggire a causa del moti del 1859. Il secondo stralcio fu completato agli inizi del Novecento, per volere del sindaco Giovanni Mariotti, su progetto dell’ingegnere capo del Comune, Domenico Ferrari. Nonostante il passare del tempo, via della Salute ha conservato l’impostazione voluta da Luisa Maria: a ogni portoncino corrisponde uno scoperto, rialzato rispetto al livello dell’ingresso. E come ogni civico ha scelto per distinguersi un proprio colore caratteristico, ogni giardino ha assunto – nell’uniformità delle dimensioni – un proprio carattere, assecondando gli interessi e le inclinazioni di chi lo cura.

Nella fattispecie in questo piccolo e curato angolo di verde, al civico 52, si palesa una viva propensione per l’edera. Sotto al rampicante, sulla destra, crescono la quercifolia, la nandina, il caprifoglio, l’abelia, le peonie e l’ibisco. A sinistra il rosmarino, le rose, il cotoneaster, la magnolia stellata e le ortensie.

 

Al civico 57 ciò che colpisce è il sentiero che conduce alla graziosa casetta degli attrezzi, pergolato e coperto di uva fragola. A sinistra, oltre alla siepe di photinia, crescono il susino, il pitosforo, la rosa Charlene di Monaco. A destra il pero, l’ulivo, la rosa Aspirin e la rosa cubana. Vicino all’abitazione, nell’accogliente salotto all’aperto, vicino alla statua della portatrice, si arrampica il gelsomino, accompagnato dall’evonimo. In fondo il prato è punteggiato di lavanda, peonie e serenella profumata. Ad accogliere gli ospiti: la gatta Lola e il cane Nina, piccola ma decisa.