ARCHIVIO SENTIMENTALE DELLE MURA

Voci in classe

Il progetto MultiMura ha compreso un laboratorio di narrazione, condotto dall’associazione Ilturco per gli alunni dell’Istituto Comprensivo Dante, situato a pochi passi dalle Mura Estensi. Gli studenti – ragazzi e ragazze iscritti alla seconda media – hanno realizzato una serie di interviste molto belle. Per rendere conto della varietà dei temi affrontati, per ciascuna si è selezionato e si riporta qui un piccolo brano.

GLI OCCHIALI D’ORO

Anita intervista Nicola, che ha 68 anni

Nicola ha tanti ricordi sulle Mura, infatti essendo nato a Ferrara prima della ricostruzione delle mura, ricorda bene com’erano fatte: ogni singolo mattone o filo d’erba racconta una storia, diversa da tutte le altre.
Un ricordo che gli è particolarmente rimasto impresso però, è stato quando a circa vent’anni, già dopo la ristrutturazione delle mura, aveva visto girare alcune scene del film “Gli occhiali d’oro”.

Moltissima gente era assieme a lui ad osservare le riprese, guardavano osservavano incuriositi il lavoro degli altri, alcuni con invidia, altri con fare interessato. Gli attori ripetevano le scene un centinaio di volte, perché anche solo una microespressione facciale, avrebbe potuto tradire la perfetta finzione che era stata messa in atto.

L’INSEGUIMENTO

Nicolò intervista Stefania, che ha 48 anni

Stefania è una mamma di quasi cinquant’anni, che si commuove ogni volta  che racconta i suoi ricordi da bambina. Il suo ricordo preferito che riguarda le mura risale a quando era piccola e ci andava con i suoi fratelli e suo papà. La domenica mattina si alzavano presto, facevano colazione insieme, mettevano le bici nel furgone per andare in via Porta Mare, all’inizio delle mura, dal Torrione San Giovanni.

Da qui iniziava il loro percorso in bicicletta all’inseguimento del padre che si allenava nella corsa. Il divertimento era rincorrersi e superarsi. Quando erano stanchi posavano le bici per stendersi sul prato o per giocare a nascondino dietro ị grossi alberi del sopramura. Il periodo più bello per Stefania era la primavera, per gli alberi in fiore, i fiori che sbocciavano rigogliosi e l’erba verde pastello. Quando la mattinata finiva e tornavano a casa li aspettava un piatto squisito preparato dalla mamma.

I NONNI

Tommaso intervista Andrea, che ha 79 anni

I miei nonni quando erano giovani abitavano tutti vicino alle mura. Mio nonno Edmondo abitava in via Scandiana, mia nonna Ornella in via del Ronco, mio nonno Andrea in via Darsena e mia nonna Loredana in via Giuseppe Fabbri. Mio nonno Andrea ha 79 anni ed è di Ferrara da sempre. Una volta andava sulle mura a passeggiare, ora ci va più raramente. Adesso preferisce andare in bicicletta nel sottomura. Dice che il sottomura è più verde. L’ultima volta che ci è andato è stato la primavera dello scorso anno.

L’ultimo ricordo che ha delle mura e la fiera di San Giorgio. Mio nonno Andrea non è mai andato a correre sulle mura, ma non è molto sportivo! L’altro mio nonno invece era solito andare a correre sulle mura partendo da Corso Porta Mare, passava dalla Porta degli Angeli e arrivava fino a viale Belvedere.

LA BICI ROSSA

Leonardo intervista Patrizio, che ha 56 anni

Era una giornata di primavera un po’ nuvolosa ma con un bel tepore, avevo sei anni e sulle mura ho imparato ad andare in bici. Le mura erano quasi abbandonate, sterpaglie ovunque, ma a me piaceva, sembrava di essere in un fumetto. Di solito, con mia madre, ci andavo a giocare con i miei amici. Io non volevo imparare ad andare in bici, mi faceva una paura infinita, insomma cadere era un attimo e farsi male molto spesso era la conseguenza.

I miei genitori però ci tenevano che io imparassi ad andare in bici, era un primo passo verso l’indipendenza. Ma sapevano, in particolare mia madre, che avevo paura e che mi piaceva giocare lì, per queste due ragioni quel giorno di primavera mi ha detto che aveva organizzato un pomeriggio di gioco sulle mura, vicino alla Casa del Boia, e invece non c’era nessuno, c’era solo la mia bici rossa, con un pezzo di plastica in mezzo ai raggi, per il riprodurre il rombo di una moto. Però è stato semplice, è stato più difficile sconfiggere la paura.

LE GIOSTRE

Riccardo intervista Paola, che ha 76 anni

Erano gli anni Ottanta, Novanta, e quando nel periodo di maggio arrivava la Fiera di San Giorgio, tutti i weekend la figlia di Paola le chiedeva di andare alle giostre, lei accettava perché era un’occasione per prendere una boccata d’aria e così partivano in bici. Una volta arrivate dovevano scegliere in che porta delle mura andare e percorrevano quasi sempre il sopramura, perchè a loro piaceva guardare il tutto dall’alto.

Arrivate ai Bagni Ducali, la bambina riceveva cinque gettoni, se ne voleva di più avrebbe dovuto pagarseli, questo però succedeva raramente perchè le piaceva di più mangiare le caramelle. Qualche volta accadeva che la figlia andasse con le sue amiche e allora veniva anche lei con la mamma.

LA VIA CRUCIS

Vittoria intervista Raffaella, che ha 51 anni

Una quindicina di anni fa la parrocchia di Santa Francesca Romana ha organizzato una via crucis notturna nel sottomura. È stata fatta da Don Andrea, ovvero il parroco di mia madre, anche colui che mi ha battezzata. C’era tutta la parrocchia, quella di Santa Maria In Vado e quella della Madonnina. È durata circa due ore.

Mia madre si è divertita molto ed è stata bene in compagnia dei suoi amici. Alla fine sono tornata a Santa Francesca Romana per portare a termine il percorso della via crucis.

LE PARTITE IN NOTTURNA

Giacomo intervista Paolo, che ha 82 anni

Quando mio nonno Paolo aveva 18 anni si ritrovava al bar Astoria nelle sere d’estate.

In un gruppetto di dieci, dodici amici, con le macchine, andavano dopo cena nel sottomura di fronte al cimitero di Quacchio e le parcheggiavano in strada. Una volta scesi, grazie al loro amico detto l’Assassino, che portava la palla, cominciavano lunghe partite a pallone illuminate dai fari delle auto, perché non c’erano campi illuminati, erano i primi anni Sessanta. Le partite finivano per due motivi: o la polizia gli sequestrava il pallone perché non si poteva giocare oppure si scaricavano le batterie (delle auto). Questa cosa succedeva spesso ad una macchina e la dovevano ricaricare con un intreccio di cavi tra due auto.

Una volta finita la partita verso le 11:30, ritornavano al bar e chiacchieravano e facevano lo scherzo del filo, cioè: due si mettevano ai lati della porta facendo finta di tenere un filo e un altro faceva finta di inciampare. Quando una persona doveva passare dicevano “Aspetta, aspetta, dobbiamo abbassare il filo!”.

A PASSEGGIO CON DIVI

Ginevra intervista Diletta, che ha 47 anni

Mi reco spesso sulle mura senza una cadenza fissa ma ogni volta che il meteo lo permette e che ho del tempo libero, oltre che per correre, per camminare o portare a passeggio il mio cane. Divi è un bichon à poil frisè di quattro anni che fin da piccolo è stato abituato a fare lunghe passeggiate, addirittura fino all’argine del Po. Sulle mura gli piace camminare sia da solo che in compagnia di altri cani, con il tempo ha imparato a conoscere le persone e i percorsi. Tuttavia non capendo il senso del pericolo, nelle rare occasioni in cui abbiamo provato a liberarlo, si è messo a correre a perdifiato in mezzo all’erba del sottomura o giù dalle ripide discese adiacenti al Torrione, il rischio che potesse scappare o farsi male era troppo alto perciò da allora lo abbiamo sempre tenuto a guinzaglio.

IL CALDO TORRIDO

Ginevra intervista Zaccaria, che ha 10 anni

A Ferrara ci sono delle bellissime mura che Zaccaria reputa noiose, infatti non gli piace passeggiare senza un motivo, che lui deve reputare valido, e che può essere: andare ad un parco o incontrare degli amici per chiacchierare. Andare sulle mura non gli piace anche perché non ha bei ricordi legati a questo luogo, come la mamma che ci sbraitava contro per farci alzare dal divano per andare “a fare un giro” sulle mura. Di solito questo accadeva quando c’era un caldo torrido, ad esempio in primavera o inizio estate, per questo ora non ci va spesso. Ci sono poche cose che gli piace fare sulle mura, una è camminare sul cornicione e fare parkour, solo che ogni tanto si interrompeva e dovevamo scendere e risalire; un’altra cosa che gli piace fare è sostare nelle semicircolari, dove c’è spesso un albero al centro che fa ombra. A Zaccaria piace di più il sopramura per questioni di ombra e di pigrizia, infatti dice che il percorso è più corto perchè di solito la strada è a zig-zag. Di solito qui ci andiamo solo in bici. Una volta dovevo passargli i fazzoletti e ho avuto la malsana idea di darglieli mentre andavamo, solo che poi i nostri manubri si sono scontrati e siamo caduti entrambi.
Quando eravamo più piccoli andavamo sulle mura come tramite per il Parco Urbano, in cui andavamo a vedere le mini navi telecomandate o gli aquiloni.
Zack dice che da quando abita qui le mura non sono cambiate di una virgola, sarà che non ci va da un po’…

DAL VIOLA AL GIALLO

Chiara intervista Carmelita, che ha 80 anni

Era un pomeriggio tardi e io dovevo portare i miei cani fuori a passeggiare. Così gli ho messo il guinzaglio, e con la macchina sono partita verso le mura. Dopo aver parcheggiato lì vicino, ho fatto scendere i miei cani dalla macchina e ho iniziato a camminare verso il sottomura. Mentre i miei cani giocavano e si divertivano nel prato io li osservavo vedendoli felici e mi rasserenavo pensando ai momenti passati insieme. Quando si è avvicinata sera, io sono rimasto un pò di più per ammirare il tramonto con i suoi colori caldi che passavano dal viola al giallo.

I FUORISEDE

Martina intervista Gianfranco, che ha 49 anni

Sono arrivato a Ferrara soltanto nel ’95, ma le mura sono capaci sempre di sorprendermi; sanno regalarmi, ogni volta che le guardo o le percorro, cose nuove, particolari diversi. Ma, soprattutto, le mura raccontano storie antiche, mentre costeggiano il dedalo di strade strette e piccole case della zona medievale, per poi allargare lo sguardo verso l’Addizione Erculea. Raccontano anche di me, e della mia piccola storia di studente universitario fuori sede, desideroso di divertimento, di incontri e di musica.

Il nostro punto preferito per i raduni era una zona particolare, la rotonda vicina al Torrione del Jazz Club. Ogni volta era la stessa cosa: nessun evento organizzato, niente di programmato, solo un passaparola di amico in amico e, quasi per magia, all’appuntamento si presentavano quasi cento persone, o forse anche qualcosa in più. Ognuno di noi portava da mangiare e da bere.  Ognuno di noi portava uno strumento musicale, un amico, un qualcosa da raccontare, un sorriso. Le nostre feste erano piene di colori, atmosfere magiche, lingue di tutto il mondo che chiacchieravano e cantavano allegre. Il mio gruppo musicale era l’Emallume di Carazzi: che nome strano! L’emallume è un colorante: voleva ricordare la nostra miscela di studi, dalla chimica alla medicina. Carazzi voleva rappresentare la tipica persona che parte dalla sua terra per studiare e lavorare al Nord, come abbiamo fatto noi, che, per non dimenticare le nostre origini, suonavamo la pizzica, un ballo salentino. Alla festa di Alicia, un’amica spagnola, c’eravamo proprio tutti, richiamati da quell’irresistibile tam tam di inviti cui nessuno poteva sottrarsi. 

Quella sera di giugno, il cielo era terso e si vedevano le stelle. Il silenzio della città era squarciato dalle nostre musiche e dai nostri balli fino all’alba. C’erano anche musicisti brasiliani, cileni e spagnoli, che intrecciavano le loro note in una musica originale ed esotica che ci faceva sognare e andare lontano. Indimenticabile. 

Ancora oggi, nel tran tran indaffarato degli atleti che corrono, nelle chiacchiere degli studenti e degli anziani, nel gioco dei bambini che scorrazzano sulle mura, ritrovo, con un viaggio nella mente, i miei vecchi amici, il sorriso di Alicia e la speranza di un giovane studente che guardava con fiducia, cullato dalla tranquillità rassicurante delle mura, al suo futuro…

IL PODCAST

Anita intervista Francesca, che ha 43 anni

L’anno scorso mia mamma ha aderito con una delle sue classi al progetto Look-up. L’attività prevedeva una collaborazione tra le scuole e il comune di Ferrara finalizzata a creare dei contenuti per dei podcast che saranno messi a disposizione dei turisti che visiteranno alcuni luoghi di Ferrara. Si trattava di podcast, raccontati dai ragazzi, riguardanti la storia e alcune curiosità di quei luoghi. Tra le zone scelte c’era anche parte del sopramura di via Baluardi.

In questo progetto la classe di mia mamma era stata affiancata da un esperto mandato dal comune di Ferrara che ha fornito elementi utili per la realizzazione del podcast. Insieme sono andati a fare un sopralluogo sul tratto delle mura che va da piazza Travaglio fino a porta San Pietro. Per capire la durata massima del podcast hanno anche cronometrato il tempo impiegato per percorrere quel tratto. L’esperto ha raccontato la storia di porta San Pietro e del suo utilizzo in passato, mentre i ragazzi osservavano il paesaggio dall’alto.

Gli alunni hanno poi creato i testi del podcast utilizzando le informazioni sulla natura, sulla sostenibilità e sulla storia di questo luogo, reperti tramite il web, le interviste ai ferraresi e i racconti dell’esperto. La classe ha infine registrato i podcast.

LA STRADA A MEMORIA

Ginevra intervista Davide, che ha 50 anni

Erano le cinque quando mio papà mi veniva a prendere al campo estivo al Terraviva. Mentre io mi preparavo, lui parlava con i genitori che conosceva. Appena uscivo salutavo tutti e salutavo anche con la mia voce timida; slegavamo le bici e tornavamo a casa facendo il mio tragitto preferito: il ponte, la salita per il sopramura e la discesa dove per colpa dei sassi sono caduta almeno cinque volte e infine andavamo nel sottomura. Io stavo davanti perché conoscevo la strada a memoria. Durante il tragitto gli dicevo quello che avevo fatto al campo estivo, ma poi tornata a casa dovevo ripetere tutto perché mio papà, stando dietro, non aveva sentito nulla di quello che avevo detto.

LE FESTE AL BASTIONE

Raffaele intervista Simona, che ha 50 anni

Mia mamma ha frequentato l’Università di Medicina a Ferrara, ma essendo originaria di Codigoro ha trovato un appartamento dove viveva insieme a un’amica del liceo e ai proprietari, due studenti di giurisprudenza, per questo l’appartamento era sempre affollato di aspiranti avvocati. Invece per rinsaldare le amicizie fatte sui banchi del Mammuth (nome gergale per indicare gli Istituti Biologici Nuovi) con compagni toscani, veneti, umbri, marchigiani, pugliesi, campani, siciliani ma anche romagnoli e ferraresi si organizzavano delle serate di chiacchiere e svaghi. Non si andava al ristorante, perché i soldi non bastavano mai, quindi si sceglievano case di amici o luoghi all’aperto in primavera e autunno. La stagione migliore era la primavera, perché si potevano prendere i primi soli in Piazza Ariostea, girare in bicicletta… Per un certo periodo ci si ritrovava sulle mura, attorno all’albero poco più a nord del bastione di San Giovanni. Il posto era molto bello, attorno un po’ meno perché le mura non erano ripulite e curate come ora. I piccoli gruppetti si potevano sedere sulle rocce attorno all’albero, dove chiacchieravano, scherzavano e bevevano le bibite e le birre portate da altri. Lì non si dava fastidio a nessuno perché non c’erano abitazioni nelle vicinanze. Grazie a questa libertà si potevano anche suonare degli strumenti come la chitarra, l’armonica, la fisarmonica e la pizzica, accompagnati da canti e balli spesso del sud. Non era molto luminoso quindi si usavano torce e lanterne. Queste feste duravano poco perché il giorno dopo si sarebbe tornati sui banchi del Mammuth.

LE PECORE

Anna intervista Silvia, che ha 51 anni

Era la primavera del 2016, mia madre era in bici con me nel sottomura e incontrammo un gregge di pecore che stava brucando l’erba. Lei mi raccontò che c’erano pecore sia bianche che nere e amiche delle capre e degli agnellini. Il pastore le aveva portate lì per tagliare l’erba senza inquinare, e allo stesso tempo le pecore mangiavano senza sprecare. Conservo un vago ricordo di questa esperienza: le ricordo belare ma non riuscivo a capire perché quel gregge fosse in città. Era una giornata di sole, e il manto lana morbida risplendeva alla luce. Era probabilmente un weekend perché mia mamma durante la settimana lavorava fino a tardi.

Il GIRO DELLE MURA

Leonardo intervista Tommaso, che ha 11 anni 

Mio fratello di undici anni, un pomeriggio di primavera del 2023 decise insieme a quattro suoi amici di passare il pomeriggio facendo il giro delle mura in bici. Partirono dopo pranzo con uno zainetto contenente l’acqua e un pallone; si ritrovarono presso la Casa del Boia, da lì poi partirono seguendo il senso orario.

Erano nel sottomura, l’erba era appena stata tagliata e c’era un bel sole. Fecero tre o quattro partitine a calcio nelle pause e provarono anche a scavalcare il muro imponente ma con pochi risultati. Verso la fine del “viaggio”, all’amico più simpatico cadde la catena, e ci vollero poco meno di dieci minuti per riaggiustarla. Tornarono circa alle sette di sera tutti stanchi e sudati. Lui racconta questi fatti con molta gioia ed entusiasmo perché si è divertito molto, e consiglia questa esperienza a chiunque.

IL FOSSO

Zoe intervista Ilenia, che ha 52 anni

Era il 2008 quando mia mamma, che allora viveva in centro, alle 5 del mattino andava sempre nel sottomura con i cani, così li lasciava correre e fare i loro bisogni. Succedevano cose divertenti tipo quando Nana, cioè il nostro cane femmina, è finita in un fosso e si è sporcata tutta e ha anche sporcato tutta casa. Aveva il pelo scuro e non si vedeva se la melma si era tolta del tutto, la puzza è rimasta alcuni giorni. Oppure quando sono scappati entrambi i suoi cani per colpa di un piccione.

LA NATURA DEL SOTTOMURA

Francesco intervista a Davide, che ha 48 anni

Mio papà si chiama Davide e ama molto passeggiare e girare in bici lungo le mura di Ferrara. Purtroppo non riesce spesso a trovare il tempo per andarci; quando però riesce a ritagliarsi un momento per un giro in bici, gli piace scegliere la parte nord dove è molto bello il sopramura, soprattutto in autunno, quando i colori della natura incantano il paesaggio. Il sentiero è alto e lo sguardo si apre: da un lato si vede la città dall’alto, dall’altro si vede la natura del sottomura con grandi alberi tinti di rosso e giallo. Nella parte sud invece è più affascinante il sottomura soprattutto in primavera quando i toni verdi della natura vengono contrastati dalla possanza dei baluardi a forma di picche. Questo tratto di mura dona una sensazione di serenità.

DURANTE LA GRAVIDANZA

Tommaso intervista Tatiana, che ha 47 anni

Le mura di Ferrara sono un posto bellissimo all’aperto dove poter praticare sport, camminare e allo stesso tempo scambiare due chiacchiere. Da bambina non abitavo a Ferrara, ho conosciuto le mura quando iniziai la scuola superiore in quanto l’istituto che frequentavo, il Vincenzo Monti, era molto vicino. All’età di 15 anni mi trasferii a Ferrara ed essendo una persona che ha sempre praticato sport iniziai a frequentarle. Quando iniziai a lavorare, non riuscivo sempre a far coincidere lo sport col lavoro, e incominciai ad andare sulle mura per correre o camminare, perché così riuscivo a gestire orari e impegni lavorativi. Mi piaceva stare all’aperto, lo trovavo un posto tranquillo dove potevo rilassare la testa e vestirmi in modo sportivo, con leggings e felpa termica in inverno e d’estate shorts, canotta e scarpe da tennis.Un altro momento della mia vita dove ho frequentato le mura è stato durante la gravidanza e dopo il parto perchè potevo camminare e scambiare parole con altre ragazze.

RACCOGLIERE LE FOGLIE

Pietro intervista Nicoletta, che ha 48 anni

Era autunno e la maestra ci aveva portato fuori per una lezione alternativa. Ricordo che l’aria era fresca ma c’era un sole pazzesco. Il compito era semplice: raccogliere le foglie. Detto cosí sembra una cosa noiosa, ma per noi era come andare a caccia di un tesoro. Le mura sono sommerse da colori. C’erano foglie di ogni tipo: gialle accese, arancioni, e alcune marroni scure. Mi ricordo che avevo una busta di plastica e facevo a gara con me stessa per trovare quelle più belle. Alla fine ne avevo raccolte un sacco e la busta era piena zeppa.

LO YOGA

Dario intervista Sofia, che ha 52 anni

Mia nonna ha cominciato a fare yoga nel 2011, delle sue amiche gliel’avevano proposto e dopo aver provato non ha più smesso. Lo considerava un momento molto rilassante perché lo faceva nel sopramura, vicino alla Casa del Boia, che definisce un posto “nel mezzo della natura”, e perché le dava la possibilità di vedere le sue amiche e poter ridere e scherzare con loro. Dopo aver finito il corso si ritrovarono in piazza Ariostea per un gelato, o andavano a farsi un giro nel sottomura prima di tornare a casa. Ci andava solamente d’estate, durante il weekend, ha smesso dopo due anni, quando sono nata io. Ma ancora ha molti ricordi felici di allora.

IL BRUCOMELA

Arianna intervista Violeta, che ha 46 anni

Violeta ha 46 anni. Si è trasferita a Ferrara insieme a mio padre circa vent’anni fa e la prima volta che ha visto le mura ha pensato fossero stupende dal punto di vista architettonico, anche perché non aveva mai visto nulla di simile prima, dato che nel Paese dal quale viene non ci sono mura difensive in nessuna città. 

In questo periodo non ci va quasi mai, infatti sono passati circa tre o quattro mesi dall’ultima volta in cui ci è stata, ma nel periodo in cui mia sorella era alle medie e io ero alle elementari ci andava praticamente ogni giorno per fare qualche passeggiata con me. 

Infatti, uno dei suoi ricordi più belli è proprio legato a quel tempo quando passeggiavamo come al solito nel sottomura e ammiravamo il paesaggio dall’alto. Si ricorda che durante la primavera, raccoglievo molto spesso fiori e foglie, e li portavo a casa. Poi ad aprile portava sempre almeno una volta me e la mia migliore amica alle giostre, ed è molto felice che il rapporto tra noi due non sia cambiato nonostante il passare degli anni. Quando eravamo piccole salivamo sempre sulla giostra il brucomela e sugli autoscontri, ora invece facciamo il tagadà, la nave, le gabbie, Alcatraz, il calcinculo… ma ci divertiamo sempre tantissimo, mentre le nostre mamme parlano tra di loro. Da piccola non ero per niente timida, infatti mi sentivo sempre a mio agio in mezzo alle persone, ora invece è il contrario. 

LA RUN 5.30

Riccardo intervista Nicolò, che ha 12 anni

Era un caldo giorno d’estate e Nicolò si era svegliato presto con la famiglia per andare alla gara delle cinque e trenta, una gara che inizia proprio a quell’ora, con circa cinquecento partecipanti! Non vedeva l’ora di arrivare quindi si lavò i denti, si mise in fretta e furia i vestiti e prese la sua bicicletta, pronto per andare. Quando arrivò al punto di partenza, il Mc Donald’s, e incontrò tutti i suoi amici. Arrivarono in bici alle mura, Nicolò era molto eccitato per la gara e voleva arrivare primo. Trascorse tutta la corsa con il suo grande amico Leonardo. Dopo un pezzo di corsa fecero una pausetta per bere e recuperare le energie. Ripartirono subito molto energici per concludere la gara.Arrivarono poi al punto di arrivo, il parco urbano, dove gli sono state date delle ciliegie come ricompensa.Tornarono al Mc Donald’s del centro e Nicolò pensò che fu bellissimo e lo avrebbe voluto rifare. Tornò a casa tutto sudato ma ne valeva la pena per questa bellissima esperienza.

I PITTORI

Alice intervista Giulia, che ha 12 anni

Quasi quotidianamente, verso le 17:30 vado a fare una passeggiata con il cane nel sopramura e spesso vedo molti pittori che disegnano il paesaggio. 

Gli artisti si posizionano in una specie di piazza dove ci sono porte, torrioni e baluardi. A volte mi fermo ad osservare che cosa dipingono e un giorno, quando sarò più grande vorrei andare anche io a dipingere il Paesaggio del centro di Ferrara. I pittori disegnano soprattutto la cattedrale di San Giorgio, che durante il periodo estivo assume quasi un altro aspetto grazie al tramonto che lo assume alle spalle. Gli artisti e le persone si fermano lì per ammirare la basilica, che è dedicata al patrono di Ferrara: il luogo più antico della città, dove sorse l’insediamento di mercanti e pescatori. I colori più utilizzati sono caldi, giallo, rosso e arancione, per creare la sfumatura del tramonto. Ogni artista crea una tela diversa dalla persona che ha accanto, infatti ognuno vede il paesaggio in modo diverso e lo interpretano come vogliono. Anche se per alcuni la città di Ferrara e le mura possono sembrare poco significative il fatto che molti artisti vadano a dipingere lì vuol dire che la storia e il paesaggio possono essere molto affascinanti per le persone.

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