ARCHIVIO SENTIMENTALE DELLE MURA
Voci sparse
Questi brevi racconti provengono da fonti diverse. Alcuni sono estratti dalle interviste realizzate dagli studenti dell’Università di Ferrara, che hanno partecipato al laboratorio proposto da Ilturco; altri sono arrivati dagli abitanti che hanno voluto contribuire al progetto, e hanno scritto i loro ricordi via mail o tramite social network; altri ancora sono brani presi dalle interviste realizzate direttamente da Interno Verde.
La bellezza di questa raccolta sta nella sua varietà: le voci appartengono ad anziani, adulti, giovani e adolescenti, a ferraresi di lunga data e nuovi cittadini. Ciascuna voce testimonia una visione particolare, un momento particolare: c’è chi ricorda i rifugi antiaerei e chi rimpiange il Buskers Garden, chi si dilunga a descrivere le serate musicali degli anni Settanta e chi preferisce tacere sulle passate avventure amorose. MultiMura è esattamente questo, la capacità che hanno le Mura Estensi di resistere uguali a sé stesse da secoli e secoli, eppure di cambiare continuamente, essere sempre diverse e singolari, nella percezione e nel ricordo affettuoso delle persone.
NIENTE TAPIS ROULANT
Mi capita di andare sulle mura per correre, oltre che per le passeggiate con il cane, più in solitaria che con qualcuno comunque, anche se a volte capita che vado con una mia amica. Il momento che preferisco è il pomeriggio, con la bella stagione soprattutto, o la mattina presto prima di andare a lezione, se riesco, in settimana. Mi carica un sacco prima di andare all’università. Faccio tanto sport in palestra, ma per correre no, niente tapis roulant, molto meglio all’aria aperta vendendo la gente che passa. Lo preferisco e così faccio la mia decina di chilometri. Non ricordo più a che età, forse alle elementari, ho partecipato alla Color Run, l’anno scorso ero alla FluoRun, che mi piacerebbe rifare anche il prossimo anno!
IL SASSOFONO E LA CADUTA
Un evento a cui sono andato è il Buskers Garden, quando in città c’erano i musicisti. La maggior parte suonava in centro ma qualcuno l’ho visto sulle mura.
A parte che ci andavo pure io a suonare, e con grande incazzatura dei vicini, non avendo orari. Suonavo il sassofono e di notte, per cui c’era qualcuno che diceva “Oh! Hai rotto i coglioni! Un ricordo particolare che ho di questo posto è stato quando sono caduto di sotto, mentre stavo appunto suonando il sassofono. Quel ricordo lì mi è rimasto impresso anche perché mi è andata bene, sono cascato da sette metri! Era notte e io ero convinto di essere in un posto che conoscevo. Ho fatto un passo avanti e invece sono cascato giù. Essendo le mura inclinate sono cascato in piedi, sono scivolato giù. Mi sono fatto male ad un paio di vertebre ma mi è andata tutto sommato bene e il sax ha avuto pochissimi danni, questo era l’importante. La gente che era lì non mi ha più visto e sono venuti giù a vedere. Un po’ se lo aspettavano che facessi qualche cazzata. Erano gli anni Settanta.
ROMANTICISMI
Ha mai sfruttato le mura come luogo romantico?
Eh sì, ma andiamo molto più indietro nel tempo e ho qua vicino mia moglie, eviterei di parlare di questa parte qui, però sì, la risposta è sì.
PRIME USCITE
Di ricordi belli in questo luogo? Mmm… beh, era un luogo che al liceo frequentavo molto con le amiche e coetanei. Quindi, magari, la prima volta che esci con un ragazzo vai sulle mure, dopo la scuola, al pomeriggio, sì qualche ricordo soprattutto come il luogo in cui ho passato questi momenti d’adolescente. Invece come momenti più intimi del mio tempo libero, sì mi è capitato di portarmi un libro, anche se non sono una gran lettrice.
IL SETTING
Mi ricordo soprattutto che prima delle superiori andava un po’ di moda questa cosa di farsi le foto usando le mura come setting fotografico. Venivano tutte male ma lo facevamo lo stesso.
IL TIKTOKER TRAVESTITO
Se ho mai visto qualcosa di strano sulle mura o sottomura? Allora… se ne sentono un pochino di ogni, soprattutto se hai la malaugurata esperienza di andarci dopo che è sceso il sole. Mah, la cosa strana che è capitata a me è un tiktoker che faceva scherzi travestito da pianta. Anche se si vedeva benissimo da lontano, ho preso uno spavento lo stesso.
IL RIFUGIO ANTIAEREO
Quando ci fu la guerra ero piccolo. Ricordo terribile l’allarme notturno. Dormivamo quasi vestiti, pronti a scappare, scarpe e cappotti sul letto e senza togliere il pigiama, si scappava veloci in silenzio verso il sottomura, dove si aprivano le porte del rifugio antiaereo. Lì ognuno prendeva posto e anche i piccoli sembrava avessero capito e stavano buoni. Qualcuno dormiva, alcuni pregavano, alcune donne lavoravano a maglia, tutti con le orecchie ben aperte, tra ansia e attesa. Eravamo tutti talmente vigili con i nervi a fior di pelle che, appena iniziava il suono della sirena d’allarme, c’era chi si toglieva le scarpe per correre più in fretta, chi spaventato piangeva e tutti si cercava il riparo. Ricordo quando, al suono della sirena, ero intenta a prelevare lo zucchero da una sacco posto fra le due stanze di casa: mollai tutto, tazza e zucchero, ed ero già dentro al rifugio. Quando arrivò anche mia mamma mi presi un sonoro scappellotto.
Di rifugi ce n’erano più di uno nel giro delle mura: uno, quello di piazza Travaglio, e un altro, in piazza Sacrati, furono distrutti. Diventarono una tomba per le tante persone che al loro interno avevano cercato la protezione, e invece hanno trovato la morte.
MANI SULLE SPALLE
Discussioni sulle mura… quelle sono più che altro con una mia amica, parliamo di relazioni, che devo proprio metterle le mani sulle spalle e dirle “tesoro, così non si può andare avanti”. Piuttosto che rimanere in macchina da lei afare questi discorsi, che sembriamo due che stanno aspettando chissà cosa, andiamo un attimo nel sottomura.
IL PRIMO APPUNTAMENTO
Il mio ricordo più bello sulle mura è il primo appuntamento con Luca, mio marito. Abbiamo fatto una semplice camminata però me lo ricordo benissimo quel giorno, perché da lì ci siamo messi insieme.
IL CANTO DEGLI UCCELLI
Guarda, io abito in tutta l’altra zona, però mi piace passeggiare: è chiaro, c’è la natura. Registro il canto degli uccelli, per cui, insomma, ci capito.
LO STERRATO
Il tratto preferito? Dov’è la Casa del Boia. Però devo dire una cosa… che io ho abitato quasi trent’anni in un’altra città e quando sono tornato quella zona l’ho vista abbastanza cambiata, con una ristrutturazione che non è che mi convinca del tutto. Ad esempio, quando io ero piccolo dove adesso ci sono delle abitazioni c’era un’officina, dove mio padre lavorava, e attorno non c’era assolutamente niente. Era tutto sterrato, e ti sto parlando della fine degli anni Sessanta. C’erano tipo delle baraccopoli, cioè le persone vivevano proprio in roulotte. Poi chiaramente, anche giustamente forse, è cambiato tutto, ma qui era tutta terra battuta davanti. Le mura, soprattutto il sottomura, era selvatico, mentre adesso hanno cercato di addomesticarlo. Però secondo me non si batte il fascino che aveva allora.
GLI SLITTINI
Di altri ricorsi sulle mura, dovrei risalire a quando ero bambino: quando nevicava andavamo là con gli slittini e ci buttavamo giù. Io allora abitavo in via Garibaldi, e quindi non era troppo distante. Si andava, ci si prendeva sù. Poi allora le mure erano abbastanza incolte, sto parlando degli anni Sessanta, e non c’era ancora la moda del jogging, per cui c’era pochissima gente. Per noi pischelli era un po’ un senso di libertà, no? Non c’erano adulti quindi ci prendevamo a botte, cose che si fanno da ragazzini, e anche quello è un ricordo abbastanza bello tutto sommato.
PROPRIETARI DI CANI
Qui ci vengo da solo con il cane, però spesso incontro molti altri proprietari di cani, con i quali abbiamo anche già fatto amicizia e nel frattempo i nostri pelosi corrono tranquilli nel sottomura. Sopra le mura, lasciamo più spazio a chi va a passeggio e a chi fa attività sportive. Nel sottomura stiamo meglio per l’attività con i nostri animali.
RITROVAMENTI
Di ricordi particolari qui? Ho incontrato tante persone che non vedevo da tanto tempo. Ci si è ritrovati casualmente ed è stato veramente un grande piacere trovarsi e rivedersi dopo tanti anni. Vuol dire che le mura erano frequentate anche da loro. Diventano un punto di ritrovo anche per riscoprire vecchi amicizie o creare anche nuove amicizie.
MOTOCROSS
Negli anni Sessanta, quando ancora le mura erano lasciate un po’ allo stato brado, per noi ragazzi, che allora eravamo appunto dei ragazzini, erano diventate un luogo per giocare. Si correva, si facevano tante cose. Poi, diventati un poco più più adulti, divennero un luogo di ritrovo per chi come noi faceva motocross. Con le moto di allora si facevano delle attività motoristiche saltando su e giù per i Bastioni e non sempre è andata bene. Qualcuno si è fatto anche parecchio male, volando giù dalle mura con la moto. Si andava soprattutto anche per giocare a calcio sui Bastioni, oppure scivolare d’inverno. In particolar modo sul Montagnone, quando nevicava con una camera d’aria si scivolava giù e ci si divertiva in questo modo.
LE FOTOGRAFIE
Mi piace venire qui con la mia macchinetta fotografica e fare fotografie, all’alba con la mamma o al tramonto mentre vado a correre.
LA STRAFERRARA
In una settimana vado sulle mura tre volte, o cammino o corro. Preferisco la parte dove si trova il Roiti, la parte nord, la parte alta delle mura. Quest’anno mi sono iscritta alla Straferrara, vedremo come sarà.
I CAMARUN
Sulle mura c’era un rifugio per la guerra, tra via Quartieri e l’altra stradina che va dalle suore di clausura. Giri a sinistra per andare verso San Giorgio, era circa lì se non mi sbaglio, perché ero ben piccolina. Ricordo che i miei genitori giravano a sinistra e andavamo nel rifugio quando suonavano le sirene. Era un buco basso, ma strano che non ci sia nessun segno di una porta o un’apertura… Avevo un cappuccio in testa colorato che mi aveva fatto mia nonna, di lana, di tutti i colori. Mi mettevano quello e andavamo al rifugio. Una volta li chiamavano “i camarun” questi posti che stavano sotto le mura, adesso non ricordo più se erano buchi dove ci stavano i poveri… anche se eravamo poveri anche noi ecco, non è che fossimo ricchi a quei tempi.
UN BEL CONTRASTO
Sulle mura vado circa due volte alla settimana. Nei periodi estivi ci vado un po’ di più, mentre in quelli invernali un po’ di meno e vado nel sottomura che collega San Giorgio a Piazza Travaglio, entrando da Porta San Pietro perché abito nelle vicinanze, quindi la via più comoda per accedere è quella lì. Non prediligo la parte alta delle mura, perché quella zona lì è un po’ più stretta e non molto frequentata, quindi più che altro vado appunto nel sottomura, perché c’è molta gente ed è molto verde, è un contrasto tra il vedere proprio le mura, con anche il sentiero nuovo che hanno fatto, un mix tra moderno e vecchio che comunque fa un bel contrasto, quindi mi piace.
CAMMINATORI AMATORIALI
Circa tre anni fa ho camminato con un piccolo gruppo di camminatori amatoriali per circa un annetto. Ci trovavamo nel fine settimana, generalmente al mattino presto e nei periodi meno caldi perché non amo particolarmente camminare d’estate. Quelle uscite erano un momento di condivisione fatto di lunghe camminate e conversazioni leggere che mi aiutavano a staccare dalla pesantezza della settimana lavorativa. È stata un’esperienza molto piacevole da cui traevo beneficio sia fisicamente che mentalmente.
GIOCHI DI LUCE
A volte mi capita anche di passarci in bici per andare a lavorare, quindi diciamo che almeno una volta al giorno passo da quelle parti lì. Le mura e sottomura li vedo ogni giorno. Non ho un ricordo in particolare. Quando vado a correre nel periodo estivo, con il tramonto, mi piace perché ci sono le belle giornate, c’è un cambio di luce e ci sono giochi di luce. Si sta bene, l’aria è un po’ più fresca, non c’é tutto il casino della città, riesci a staccare la testa dal lavoro, dallo stress e dai problemi senza difficoltà.
ATMOSFERA MAGICA
Diciamo che non ho mai sfruttato questo posto come un un luogo di ritrovo romantico, però magari le volte in cui sono capitato di lì con la mia fidanzata, essendo un luogo più calmo, le luci sono diverse, è più tranquillo, con il rumore della natura di per sé già lì ti trovi comunque in un momento romantico, non voluto, ma se passi di lì si crea un’atmosfera un po’ magica.
RITMO SOSTENUTO
Amavo percorrere l’intero giro delle mura camminando a ritmo sostenuto, per lo più da sola, con le cuffie nelle orecchie. Faceva parte della mia routine. Era un momento di benessere fisico, ma soprattutto mentale. Era uno spazio in cui riuscivo a liberare la mente e ritrovare equilibrio dopo le giornate intense della settimana. Con il trasferimento in paese questa abitudine si è inevitabilmente ridotta e per un periodo ho frequentato meno le mura, ma quando ho l’occasione di tornarci sento subito una sensazione familiare di tranquillità e di benessere.
IL BUSKERS GARDEN
Tra i ricordi più belli legati a questo luogo ci sono sicuramente le serate trascorse nel sottomura di via Baluardi durante il Buskers Garden, tra il 2009 e il 2011 circa. In quegli anni era una tappa fissa durante il festival, un punto di ritrovo molto vivo dove ascoltare musica, assistere ai concerti, ballare, mangiare e fermarsi fino a notte fonda.
LA CACCIA AL TESORO
Quando ero più piccolo ci andavo molto spesso perché mia nonna mi ci portava dopo scuola. Mi piaceva tanto stare qua con i miei amichetti che venivano con i loro genitori o con i loro nonni, però il ricordo più bello è stata una festa di compleanno di uno di questi miei amici, in primavera. Siamo stati tutto il pomeriggio a giocare e mi ricordo che sua mamma aveva pensato a una caccia al tesoro e ci siamo divertiti tanto.
CASUALE MA BELLISSIMO
Una volta quando ancora piccola ero con mia mamma in giro, una domenica mattina, e mi ricordo che a un certo punto stavamo camminando e ci siamo incontrate casualmente con la mia migliore amica che era in giro con sua mamma… e non lo sapevamo! È stato casuale ma bellissimo perché era fine estate e non ci vedevamo da un po’ di tempo, perciò ci siamo messe a passeggiare insieme chiacchierando e camminando per un paio d’ore.
CON MIA FIGLIA
Quando con mia figlia riusciamo ad andare a fare la nostra camminata domenicale, all’alba, e lei si porta la sua macchina fotografica, nel mentre io mi porto il mio libro, così per 15 o 20 minuti stiamo ferme in un punto su una panchina, e leggiamo e facciamo le foto. Con mia figlia capita a volte di avere discussioni importanti, visto che è il momento in cui riusciamo meglio a parlare dato che durante la settimana io lavoro e lei è a scuola oppure studia, però cerchiamo sempre di risolvere prima di tornare a casa, per stare più tranquille e contente.
I BALOONS
A questo posto mi legano soprattutto le lunghe camminate con mio papà quando ero piccolo, magari anche nel periodo in cui c’erano i Balloons. Eravamo sempre in giro e andavamo in quella zona.
LA SENSAZIONE
Guarda, sulle mura ci vado quasi sempre da sola anche perché così non ho legami, non ho vincoli. E poi è proprio un minuto che ho bisogno di stare da sola con me stessa. Facendo un lavoro molto impegnativo ho bisogno di staccare veramente un attimo. Non ho un punto preciso di arrivo e neanche di partenza, ed è proprio questo il bello! Più che un ricordo particolare delle mura mi piace la sensazione. Un giorno, dopo una giornata veramente molto pesante, di sera, stavo camminando, e ho sentito che stavo meglio, mi sono proprio rilassata. Non sono di qui, a Ferrara ci lavoro, ma le mura sono un luogo importante per me.
DISCUSSIONI ANIMATE
Di discutere sulle mura… mi è capitato una volta, con una mia collega. Dovevamo gestire una questione senza disturbare gli altri, perché c’era da parlare in un modo un po’… un po’ animato. Però dopo lì ci siamo messe a posto, ecco, poi ci siamo andate a bere un caffè.
VOGLIA DI RIVIVERE
Beh, il ricordo più bello che ho vissuto è stato proprio sulle mura, queste camminate che facevo… perché in realtà provengo da un periodo estremamente difficile della mia vita, ho avuto un infarto, quindi ero nel momento di ripresa psicofisica da questo grosso trauma. Le mura mi davano la possibilità innanzitutto di un’apertura completa mentale; quell’aria, quegli odori molto particolari mi facevano sentire molto vivo. In contrapposizione all’esperienza che avevo fatto da poco, insomma mi davano voglia di rivivere, di riscoprire la natura. Un’esperienza veramente molto forte.
VOGLIA DI RIVIVERE
Quale ricordo più bello hai vissuto sulle mura o nel sottomura?
Eh eh… top secret? Quando andavo all’università ho dato fuoco ai piumini con i miei amici.
IL TEATRO ARTIGIANALE
Bach e pandon era un gioco amato soprattutto dai maschietti, le femmine giocavano con la palla o facendo mimi, teatrini, o sedute a terra giocando con i sassi. C’era chi preferiva esprimersi a recitare o cantare ed ecco quindi il teatro, il quale era posizionato verso le mura, la cinta fatta erigere dagli Estensi come difesa militare e che costituiva quindi un palcoscenico naturale: lungo le mura la vegetazione autoctona o dei vari frutteti consentiva spazio e progettazione di gioco. Occorre spiegare come era distribuito lo spazio giochi. C’era una strada che andava verso le mura, ma a un certo punto l’asfaltatura finiva, il terreno era battuto e leggermente ghiaiato, terminava proprio contro i mattoni. Sulla destra c’era un frutteto e perpendicolare alle mura, c’era un avvallamento, un fosso senza acqua. Lì, tra gli alti cespugli e le piante da frutto, si svolgevano gli spettacoli teatrali o i concerti, senza strumenti e costumi veri, tutto eseguito artigianalmente da noi stessi. Gli strumenti erano un pettine avvolto in carta velina attraverso cui si soffiava, la batteria fatta con bastoni e bidoni, fischietti, ocarine, la nostra fantasia era inesauribile. Il fosso divideva il palcoscenico dal pubblico, il quale assisteva seduto comodamente alle base delle mura. Tutto quanto riguardava lo spettacolo richiedeva giorni e giorni di preparazioni, per costumi, calzature e regia e i litigi e gli schiaffi erano d’obbligo ma lo spettacolo, anche con sangue ai piedi per via dei chiodi che tenevano ferma la carta di abbellimento alla calzatura, doveva proseguire. Il frutteto di Mezzadri, quello che appunto diventava il nostro palcoscenico, quanti spettacoli ha visto! Il regista cambiava spesso, il ruolo era a richiesta, la scenografia era per fortuna donata dalla ricchezza della natura. Il copione cambiava in base alle letture che ognuno proponeva, molte erano tratte dai fotoromanzi, come Grand Hotel, con intrecci complicati o da fatti quotidiani avvenuti nel nostro quartiere. La musica era la parte più difficile, pochi di noi riuscivano a non offendere l’orecchio, si cantavano comunque canzoni in voga nel momento e gli strumenti quelli già detti. Molto successo ottenne lo spettacolo tratto da un racconto orientale di cui la nenia beduina rimase nel corso negli anni nel ricordo di tutti. Le danzatrici coperte di veli colorati e babbucce di carta s’inchinavano al gran sultano cantando. Le babbucce erano dei cosp, zoccoli di legno e pelle, oggi chiamati sabot. Sulla striscia di pelle veniva applicata la carta, altrettanta carta veniva fissata con i chiodi come soletta. Si può ben immaginare l’emozione e le lacrime vere al dolore che i chiodi procuravano! Vista la partecipazione emotiva, il pubblico entusiasta applaudiva, chiedendo il bis che quasi sempre… non veniva concesso.
LA GIOSTRA DEL MONACO
Il mio evento preferito sulle mura è la Giostra del Monaco, organizzata dalla Contrada di San Giacomo, nella zona di 4 Novembre. Si tiene tra fine agosto e inizio settembre se non sbaglio, è una rievocazione storica di epoca medievale, ci sono manifestazioni di tipo musicale, balli, spettacoli equestri, spettacoli di arcieri e armigeri, ma c’è anche il mercatino e ci sono gli stand gastronomici. Ci vado in compagnia. Fino a un po’ di tempo fa partecipavo alle manifestazioni equestri, adesso vado a vederle. C’è un’atmosfera di festa, di divertimento.
VOLEVO UNA MELA
Con mia mamma e mia nonna andavamo a questo rifugio sotto le mura. Mi ricordo questo aneddoto perché ho tanto pianto ed ero così piccola. Ho pianto perché volevo una mela e un signore è uscito dal rifugio, sotto le bombe, con una paura, per andarmene a cercare una, in modo che io potessi star zitta perché piangevo disperata. Non riuscivo a capire, ero troppo piccola, tra la paura delle bombe e io che volevo questa mela disturbavo tutti. Chissà perché poi volessi questa mela, da piccoli ci si mette in mente una cosa e si incomincia a piangere. Un conto è se succede in casa, ma là cosa mai si poteva fare? Eravamo tutti stipati al buio e bisognava aspettare che finissero di lanciare le bombe quindi… non si poteva uscire! Ci stavano sì e no 15 o 20 persone, penso. Si era con quelli che abitavano lì vicino.
SMARRIMENTO
Il mio primo ricordo delle mura risale a marzo, aprile 2025, quando stavo andando a una lezione di spettacolo teatrale a Ferrara Off. Una volta arrivata in stazione a Ferrara, ho fatto partire Maps e mi sono affidata a lui per raggiungere il teatro. Fatto sta che mi sono ritrovata sotto le mura e non riuscivo a capire come arrivare sù. Il navigatore mi segnava sempre lo stesso percorso e continuava a farmi fare il giro del sottomura, ma non mi indicava come salire sopra. A un certo punto ho fermato una signora che stava andando a lavoro passando per di lì e le ho chiesto se potesse indicarmi come salire. È stata molto gentile e mi ha detto di seguirla e mi ha portata verso un piccolo arco un po’ nascosto da dove si poteva salire su tramite delle scale in pietra. Quindi la prima parola a cui penso quando penso alle mura di Ferrara è smarrimento.
AL ZIR DLA MURA
Ferrara ha ospitato svariate gare podistiche, tra cui anche diverse maratone. Però c’è una gara che più di tutte è sentita come propria dai runners ferraresi. Si tiene ogni primo maggi ed è giunta nel 2025 alla 51esima edizione. Sono circa 12 chilometri, si chiama Giro Podistico delle Mura, ma per noi ferraresi è “al zir dla mura”. Al contrario di tutte le altre gare ha superato ogni barriera economica e ha visto in partenza diversi nomi che hanno spiccato anche in campo internazionale. Il livello dei primi classificati è sempre altissimo, ma al suo seguito ci sono tante persone il cui obiettivo è arrivare a tagliare quel traguardo.
IL PALIO
Il primo ricordo che ho sulle mura riguarda il palio, a cui ho partecipato fin da molto piccola. Ricordo che intorno ai cinque anni, durante il mio primo palio, nei pressi della Casa del Boia eravamo tutti radunati ad aspettare l’inizio della sfilata e per passare il tempo giocavo con mio padre, che sfilava insieme a me.
IL VIDEO TURISTICO
La prima volta che sono andata ero con le mie compagne di università, per un sopralluogo per un progetto universitario. Abbiamo fatto un giro breve, entrando da Porta Paola e uscendo poco dopo. Era una bella giornata e ho avuto una bella sensazione per il verde e la tranquillità intorno a me. dovevamo realizzare un video turistico che comprendeva anche una passeggiata lungo il percorso. Era autunno ma, nonostante il freddo, è stata un’esperienza molto piacevole grazie ai colori della stagione.
INQUIETANTE
Ricordo le mura dei “trucchisti”, una zona pericolosa con personaggi violenti e pericolosi e fuorvianti, che qui trovavano il loro habitat abituale. Siamo nei primi anni Sessanta, in zona Porta Mare. Le mura erano incolte, piene di sterpaglie, e il sottomura era agricolo. C’erano i camattoni, che venivano usati come rifugio dai senza tetto, e dei rifugi nei quali si trovavano ancora residui di armi e piccole bombe a mano. Nella zona del Montagnone le mura erano circondate da una cloaca, che scorreva a cielo aperto, anche la Casa del Boia era inquietante. Eppure avevano un loro fascino… Ricordo anche Duran padre, che si allenava sulle Mura tenendo nelle mani le palline da tennis.

