Chiostro di San Francesco
Via San Francesco 22, Verona

Questo chiostro – oggi cuore pulsante dell’ateneo veronese, luogo di incontro e confronto – nasceva come luogo di raccoglimento e meditazione. Faceva parte dell’antico monastero di San Francesco di Paola, costruito a fine Cinquecento per l’ordine dei Minimi, che si era formato attorno alla figura del santo, eremita e taumaturgo.
La loro regola era particolarmente austera, ispirata alla povertà assoluta: vietava di toccare il denaro e allungava il voto della quaresima a tutto l’anno, quindi con perpetua e totale astinenza dalla carne. Quando vi passeggiavano i monaci, silenziosi e obbedienti, il chiostro era circondato – come lo è tuttora – da un ombroso porticato, intervallato da colonne di ordine tuscanico.
Le lunette sono impreziosite dagli affreschi che illustrano i miracoli del santo, raffigurato con aureola e bastone. Le scene, che ancora si possono vedere qua e là, seppure decisamente compromesse, furono realizzate dai Muttoni, padre e figlio, entrambi di nome Bernardo. Sopra le volte, al primo piano, si trovavano le celle e la cappella.
Il complesso cambiò destinazione, passando dal sacro al profano, durante l’occupazione francese. Fu adibito a caserma e così rimase fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando divenne teatro di importanti sconvolgimenti. Nel settembre del 1943 la prima rivolta militare contro l’oppressione nazifascista scoppiò proprio qui, in via San Francesco, a due passi dall’ingresso.In seguito, in un quartiere devastato dalle bombe, il vecchio convento divenne rifugio per una trentina di famiglie di profughi giuliano-dalmati. Fu solo nel 1968 che la proprietà passò all’Università, che avviò una importante operazione di restauro.
Dentro la chiesa venne allestita la biblioteca dedicata ad Arturo Frinzi, mecenate e tra i fautori della ricostruzione. Al centro del chiostro, sotto a una tettoia pensile, è stata organizzata l’emeroteca storica.

