Chiostro di San Savino

Via Giulio Alberoni 29, Piacenza

Un gioiello verde, custodito dentro l’antico convento di San Savino, dedicato al patrono di Piacenza. Il chiostro appartiene a un complesso decisamente vetusto, che ha origine nel IV secolo. Il primo edificio religioso venne eretto qui da Savino stesso, all’epoca secondo vescovo della città.

La costruzione venne fondata appena oltre le mura del castrum romano, in un’area già investita di sacralità, seppure pagana, perché già in età augustea si trovava qui una necropoli.

Inutile specificare che con oltre 1500 anni di storia la basilica, e a cui è stato aggiunto il convento, hanno visto e vissuto innumerevoli trapezie. L’immobile venne completamente distrutto dall’invasione degli ungari, alla fine dell’800, poi ricostruito, e più e più volte rimaneggiato. Dallo stile romanico, un intervento alla volta, si passò al barocco. Anche gli “inquilini” cambiarono spesso: in epoca rinascimentale la comunità era benedettina, poi arrivarono i monaci gerolamini, che misero mano proprio al chiostro.

A determinare le fattezze e l’organizzazione odierna fu il vescovo Giovanni Battista Scalabrini, che nei primi anni del Novecento volle far girare all’incontrario le lancette dell’orologio e scoprire quanto più possibile dell’antico aspetto romanico. L’operazione fu molto importante e impattante, perché non coinvolse solo San Savino ma anche il Duomo e la basilica di Sant’Antonino. 

L’abitazione e la gestione degli spazi venne affidata alle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo Scalabriniane, attive ai quattro angoli del globo, impegnate soprattutto nell’accoglienza degli stranieri, dei migranti e dei rifugiati.

Il chiostro brilla delle loro cure, dell’amore e dell’attenzione che dedicano a ogni singola pianta, a ogni fiore, è davvero un’oasi di pace e bellezza. Al centro c’è la statua della Vergine, collocata su un basamento rialzato, sotto al quale si incontra una raffinata fontana quadrilobata. Lo spazio è disegnato geometricamente, con simmetrie perfette di sentieri e aiuole.

A scompigliare l’ordine interviene l’esuberanza degli alberi e dei cespugli, la varietà delle foglie, delle architetture vegetali e delle altezze. Le palme svettano, quasi a voler gareggiare con l’elegante campanile, accompagnate dalle più corpulente magnolie, dai nespoli, dai tassi, dai fichi, dalle rose che squillano rosse e arancioni. Non mancano i bossi, tondeggianti come cuscini, le ortensie, gli oleandri, i calicanti, l’imprescindibile e simbolico ulivo. A terra gli iris, i gelsomini,i mughetti. Anche il pozzo è stato addobbato e circondato di gerani e piante grasse. 

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