Caserma Cantore

Stradone Farnese 35, Piacenza

La routine di un vicario del Signore è senza dubbio diversa da quella di un militare, eppure entrambi hanno esperienza di vita comunitaria, e gli spazi pensati per accogliere i religiosi bene si adattano alle esigenze dei soldati.

Il chiostro della Caserma Cantore racconta questa coincidenza. La struttura infatti nacque per ospitare le celle dei canonici regolari lateranensi: costruita nel 1560, faceva parte del complesso di Sant’Agostino, che comprendeva l’enorme basilica, il monastero con i quattro cortili, e un vasto orto. Il filosofo Michel de Montaigne che ebbe occasione di visitare Piacenza e di raccontarla nel suo Viaggio in Italia, dato alle stampe nel 1581, restò decisamente impressionato dall’estensione e dall’efficienza di questi spazi: «Questo edificio mi pare in corridori, dormitori, cantine, el altra faccenda, il più suntuoso e magnifico che io abbia mai visto in niun altro loco, se ben mi ricordo, per servigio di chiesa». I monaci alla fine del Settecento vennero cacciati dalle truppe napoleoniche. Vi fu poi un periodo, a partire dal 1816, in cui le stanze vennero adibite a collegio femminile.

La caserma venne inaugurata nel 1863 e successivamente intitolata ad Antonio Tomaso Cantore, il primo generale del Regio Esercito a cadere durante il conflitto mondiale, nel 1915, colpito a morte sulla Tofana di Rozes. I vasti ambienti interni bene si prestavano alla nuova funzione, ma anche gli esterni: l’orto venne smantellato e al suo posto si realizzò la Cavallerizza, per la custodia e l’allenamento degli equini. Sono migliaia i soldati che, in oltre un secolo di attività, hanno avuto occasione di passare da qui, senza contare i ragazzi chiamati a prestare servizio di leva. Piacenza, strategicamente posizionata tra la pianura, il mare e l’Appennino, è storicamente stata sfruttata come base militare: non è un caso che il cavallo sia tra le pietanze tipiche della cucina locale, e non si contano le caserme aperte in città. Alcune sono tuttora operative, altre sono state dismesse. La Generale Cantore – che vanta di aver dato i natali nel 1941 al 121° Reggimento Artiglieria contraerei leggera – è stata chiusa negli anni Novanta.

Qui l’attività si è fermata all’inizio degli anni Novanta. Hanno seguito decenni di incuria, poi finalmente si è avviato un progetto di recupero. La prima zona ad essere ripristinata è stata quella della Cavallerizza. Nelle stalle, poi diventate ricoveri per mezzi pesanti, si è insediato Eataly. Altre costruzioni sono state convertite in abitazioni. Si è scavato un parcheggio sotterraneo e dove una volta si coltivavano frutta e verdura oggi si può passeggiare in un piacevole parco pubblico. La struttura del convento è più difficile da affrontare, serve più tempo e più pazienza. Già nel 1998 si era ipotizzato di sfruttarla per l’Archivio di Stato, le cui raccolte – per motivi di sicurezza e di spazio – non potevano continuare ad essere ospitate da Palazzo Farnese. Il trasloco sta avvenendo piano piano, un pezzo alla volta, così come il restauro che dovrebbe rimettere a nuovo anche l’affascinante finestra serliana, collocata sopra al vecchio ingresso principale, ora tamponato.