Palazzo Tassi

Via Poggiali 43, Piacenza

Alle persone il nome viene assegnato alla nascita, la procedura è chiara: il cognome è stabilito, al massimo si può valutare se conservare quello del padre, della madre o quello di entrambi i genitori, il nome viene scelto più o meno fantasiosamente, l’anagrafe registra.

Fatto? Fatto. Ma come si assegnano i nomi ai palazzi? Chi decide come si chiamano? Di solito portano il nome dei proprietari, ma quando gli immobili passano di mano in mano si aprono grandi interrogativi. Si mantiene il nome di chi li ha fatti edificare, oppure quello degli abitanti più illustri, oppure ancora quello degli ultimi inquilini? Ci si affida alla vox populi, al nome più utilizzato, o alla bibliografia, quindi al nome più citato? In via Poggiali, all’angolo con via Boschetto, si trova un bell’enigma. Fonti autorevoli attribuiscono il palazzo, nella metà del Seicento, alla famiglia Pozzi, altre fonti autorevoli fanno notare che nel 1737 apparteneva al conte Ranuccio Dal Pozzo Farnese. Tra Pozzi e Dal Pozzo certo si può creare confusione, ma da dove spunta questo Farnese? Ecco, a complicare la faccenda in questo caso si è infilato un cadavere. Il primo duca della città, il violento Pier Luigi Farnese, fu ucciso da una congiura alla quale parteciparono molti nobili piacentini, e trovare un luogo dove seppellirlo non fu facile. Il giurista Barnaba, membro della famiglia Dal Pozzo, permise di utilizzare a questo scopo la tomba che possedeva dentro la chiesa di Santa Maria degli Speroni, per questo ai suoi eredi venne attribuito il cognome ducale. 

L’edificio restò ai Dal Pozzo Farnese fino alla metà del Settecento, quando passò al conte Ferro Del Ferro, membro di un’antica dinastia di Busseto, che in precedenza già aveva acquistato delle case vicine. Nel 1810 gli immobili, unificati in unica residenza, furono ceduti a Francesco Perotti, a cui subentrarono i nobili Pier Luigi e Giuseppe Anguissola, per arrivare infine alla famiglia Tassi. Dunque, a fronte di tutte queste vicissitudini, come chiamare il palazzo? Interrogato, l’Ercole di pietra che posa in cortile, circondato dall’edera, resta muto. Silenzioso anche il delfino, sopra la vasca a forma di conchiglia. Per fortuna a parlare, a esprimere un’opinione, c’è almeno la targa apposta sulla facciata.