Palazzo Anguissola di Podenzano

Stradone Farnese 25, Piacenza

Palazzo Anguissola di Podenzano è riuscito a conservare uno dei giardini più grandi di Piacenza, un’area di 2.500 metri quadrati che si estende dallo stradone Farnese fino ai rampari delle mura.

Si sa che l’edificio, costruito in epoca rinascimentale, fino alla metà del Settecento era parte del patrimonio degli Anguissola, una delle quattro casate più importanti della città, a tal punto influente da attribuire per estensione il suo cognome all’intero quartiere. Nel Giornale Zanetti del 1737, fondamentale fonte manoscritta, che permette di conoscere lo status dell’edilizia nobiliare locale nell’età dei Borbone, esso viene indicato come proprietà del conte Girolamo Anguissola di Podenzano.

Nel 1747 si attesta la vendita al conte Giuseppe Salvatico, che già possedeva i lotti vicini, verso via Giordani. La sua famiglia mantenne la proprietà fino alla fine dell’Ottocento, quando gravi dissesti finanziari motivarono la vendita all’asta di numerosi beni. Superando l’ingresso d’onore, al civico 25, si arriva al porticato, la cui attuale configurazione si deve a una serie di interventi realizzati nel Seicento e nel Settecento. Qui si incontra, sulla destra, un inserto più recente. Nella classica struttura a U dell’immobile infatti è stata innestata nel secondo dopoguerra una palazzina moderna, progettata da Mario Bacciocchi. A commissionare il lavoro fu Aride Breviglieri, tra i fondatori della R.D.B., storica azienda di laterizi e prefabbricati, attiva a Piacenza dal 1908. L’architetto fu molto attivo in tutto il Nord Italia. A Parma lavorò per Barilla, che nel 1929 gli commissionò gli interni della storica bottega di strada Repubblica, compresa a maggio tra gli spazi aperti da Interno Verde 2023. Negli anni Cinquanta fu inoltre stretto collaboratore di Enrico Mattei, per il quale realizzò numerose stazioni di servizio. Per casa Breviglieri, come all’epoca era comune, Bacciocchi ideò una soluzione abitativa in linea con lo spirito e il gusto del tempo, volutamente trascurando il contesto storico in cui andava a integrarsi. All’interno dello stesso importante complesso si hanno dunque addirittura tre anime: l’originale impianto rinascimentale, le rivedute fattezze barocche, l’integrazione moderna.

La maggior parte dell’area verde nel Settecento era coltivata ad orto. Il primo disegno del giardino avvenne all’inizio dell’Ottocento, la realizzazione del parco è successiva. Dopo i Salvatico la proprietà passò ai Torelli, dopo l’Unità d’Italia ai conti Cattaneo, infine a Domenico Cella. Fu lui ad assegnare l’incarico a Luigi Ghezzi, giardiniere municipale e vivaista, che già aveva ripensato il giardino accanto, appartenente al Palazzo Pallavicino di Scipione. L’impianto che scelse per questo spazio è molto scenografico, comprende un grande prato centrale, circondato da un sentiero curvilineo, con importanti alberature tutto attorno. Tra gli alberi tanti sono gli esemplari più che secolari. Spiccano per imponenza e bellezza i tassi, le magnolie, il faggio, il tiglio, lo splendido cefalotasso di Fortune. Le statue e gli arredi che si incontrano sparsi qua e là – come gli angioletti e le curiose sedute che mimano nella pietra la morbidezza dei tappeti – sono stati aggiunti successivamente, provengono da una villa sul lago. 

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