Villa Imola

Via Comacchio 882, Ferrara

Prima di qualsiasi altra cosa: perché Imola se ci si trova a Quartesana? Perché la villa fu pensata e voluta dal marchese Giovan Battista Laderchi, originario appunto della nota città emiliana, di professione segretario di Stato di Alfonso II, ultimo dei duchi a risiedere a Ferrara, al quale si dice che il marchese fosse molto legato ma senza mai dimenticare il suo particolare, ovvero i suoi interessi personali.

La costruzione fu portata avanti da Modena nel 1598 dove il Laderchi, a seguito della corte estense, si era trasferito dopo la devoluzione. La dimora di Quartesana fu per lui residenza estiva, luogo di ristoro durante le torride estati di pianura. L’Imola venne ceduta dai discendenti dei marchesi solo alla fine dell’Ottocento ai Santini, influente famiglia ferrarese di agricoltori, amministratori e collezionisti d’arte — che risiedevano nell’attuale Palazzo Santini-Sinz in Via Armari. Il cavalier Enrico Santini, armato di corno per annunciare la battuta di caccia, entrava in giardino seguito da cento cani pezzati di bianco e nero quando, per riposarsi dai negozi cittadini, si dedicava alla caccia alla volpe. Partiva quindi dalla villa verso la campagna, al galoppo verso i prati di Palmirano.

Della costruzione ciò che tutt’oggi colpisce immediatamente l’attenzione è l’eleganza inaspettata e l’originalità della scalinata che dà accesso al piano rialzato, posta verso Sud nonostante nella struttura cinquecentesca l’ingresso principale fosse probabilmente sul lato corto. Documenti d’epoca tardo rinascimentale ricordano come il possedimento fosse cinto da fossi e una muraglia proteggesse il lato affacciato sull’attuale via Comacchio, per garantirne la sicurezza. A dare prospettiva al complesso è sicuramente la torre, suggestiva nella sua solitudine in fondo al prato contornato da siepi. Qui si trovava la colombaia: i volatili uscivano dalle finestrelle e dalla botola al culmine del tetto per far arrivare nel più breve tempo le corrispondenze del marchese.

Il progettista ha voluto impreziosirne la struttura con una scala elicoidale che porta fino in cima e secondo la leggenda avrebbe anche eseguito un cunicolo sotterraneo per collegare l’Imola alla Delizia estense del Belriguardo. Acquistata e restaurata con cura a metà degli anni Settanta dall’ingegnere Serafino Monini e la moglie Caterina Indelli, Villa Imoletta vede oggi i loro tre figli impegnati in un percorso partecipativo che ha come obiettivo la creazione di una fattoria sociale e didattica capace di promuovere l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani adulti ferraresi con disabilità complesse.