Ibo Italia

Via Boschetto 1, Ferrara

Il vecchio Asilo Banzi –  con l’insolito tetto a punta, l’ingresso rialzato e il cancello tondeggiante in ferro battuto – ricorda le casette delle favole.

Lo si può facilmente trasportare, con l’immaginazione, nel folto di una soleggiata radura, circondato da svolazzanti farfalle e cespugli di ribes. In via Boschetto ovviamente se ne trovano pochi, ma il nome della strada conserva e perpetua questa bella suggestione. Lo stabile, di proprietà comunale, è stato sfitto e inutilizzato per lunghi anni, dal 2002 al 2019. Fatta salva qualche sporadica incursione: nel 2014 per alcuni giorni l’immobile venne occupato da un gruppo chiamato La Comune, che vi organizzò momenti musicali e performance artistiche. Dal 2019 si è insediata qui la sede di Ibo Italia, associazione fondata nel Secondo Dopoguerra da Padre Angelo Marcandella, intenzionato a replicare l’esempio belga di padre Wrenfried Van Straaten, che già nel 1953 aveva cominciato a raccogliere migliaia di giovani per ricostruire case, scuole e chiese, avviando i primi campi di lavoro e di solidarietà. Ibo Italia oggi realizza progetti di volontariato e si impegna nella cooperazione internazionale, svolgendo attività in Romania, Perù, Ecuador e Tanzania.

Una grande rete di persone e idee si irradia attraverso i continenti, le lingue le più diverse tradizioni, coordinata dagli uffici di una casetta di marzapane. Al primo e al secondo piano dell’edificio si trovano sale riunioni e ambienti destinati ai laboratori, nel seminterrato invece è stata sistemata una foresteria per i giovani volontari in visita. Il giardino è antico e nuovo. La maggior parte degli alberi – i cipressi e le tuje, la magnolia, gli abeti, il sambuco e il gigantesco calicanto – risale ai tempi in cui le stanze si chiamavano aule e nell’aria si perdevano le risate dei bambini. Più recenti sono i gelsomini, le belle di notte e il cespuglio di loropetalum. Da notare il murales realizzato dagli studenti del liceo artistico Dosso Dossi, ispirato ai punti dell’Agenda 2030, che sintetizza in un’immagine il mare, la terra e la natura, rappresentata dalle spighe di grano.