Associazione Gueresi

Via Mazzini 12, Mantova

Tra via Mazzini e via XX Settembre esiste un insospettabile corridoio verde, composto da tre giardini contigui, differenti per metratura e carattere.

Difficile immaginare il passato di questa porzione di città entrando oggi dal moderno portone condominiale di via Mazzini: nel primo giardino – corrispondente alla sede dell’associazione Stefano Gueresi, dedicata al talentuoso musicista e compositore scomparso nel 2017 – si passeggia tra aiuole ben curate, melograni e cespugli. Nel secondo una stupefacente parete di vite del Canadà circondata dalle ortensie, con un angolo dedicato alle aromatiche. Nel terzo, il più piccolo, oltre alle belle piante ornamentali si intravede una torretta superstite, ingentilita da rare finestrelle ad arco, il pozzo e parte di un antico colonnato, oggi chiuso con una lastra di vetro e trasformato in uno studio professionale.

Sono ciò che resta della sontuosa dimora rinascimentale di Bartolomeo Cavazzi, che documenti d’archivio raccontano abitasse qui nel 1474, anche se all’interno dell’edificio tracce di archi a sesto acuto fanno pensare che la struttura originaria fosse ben più antica. Probabilmente in epoca rinascimentale fu riadattata più volte: la prima sul finire del Quattrocento, come testimoniano gli affreschi che conducono a via XX Settembre, dove si può vedere lo stemma gentilizio insieme ai resti del monogramma, con le lettere CB divise da una croce; la seconda sul finire del Cinquecento. All’epoca il padrone di casa era il nipote di Bartolomeo Cavazzi, che portava lo stesso nome del nonno ed era uno degli uomini più in vista della città: fu rettore della chiesa di Sant’Egidio e abate della basilica palatina di Santa Barbara, fortemente voluta dal duca Guglielmo, amico intimo con cui intrattenne una interessante corrispondenza privata, conservata oggi presso l’Archivio di Stato.

Un curioso gioco del destino vuole che i lavori della basilica guidata da Bartolomeo Cavazzi furono affidati all’architetto Giovan Battista Bertani, lo stesso che fu incarcerato per eresia nel vicino convento dei domenicani  – dove all’epoca aveva sede la Santa Inquisizione – e poi fatto liberare dal duca.rose disseminate qua e là.