Il residence delle tartarughe

Via Pomposa 70, Ferrara

Un inno alla fedeltà e alla resistenza: ecco cosa rappresenta questo giardino. Fedeltà alla terra, alla bellezza e alla memoria. Resistenza nei confronti della pigrizia e del guadagno facile, del tempo che passa e lascia dietro di sé macerie.

Paola ha ereditato questo luogo dalla propria famiglia: un parco di 4mila metri quadrati, diviso poi a metà tra lei e il fratello. Anticamente qui si coltivavano gli orti del monastero di San Bernardino, che si trovava in corrispondenza del vecchio Arcispedale Sant’Anna, demolito a metà Ottocento. Dove oggi si trova l’abitazione è documentata nel Settecento una casa colonica, utilizzata poi come magazzino per gli attrezzi – sebbene durante la guerra fosse diventata anche un rifugio. L’ingresso si affacciava su via Chendi, all’epoca uno stradello sterrato, perché via Pomposa non esisteva, è stata voluta nel 1936 dal sindacalista fascista Edmondo Rossoni: «mio nonno era contrario perché tagliava a metà i campi e gli fece causa. Ovviamente perse e il terreno fu espropriato, ma il tentativo gli rende onore».

I genitori utilizzarono lo spazio in modo diverso: l’hobby del padre era la vigna, che cresceva vicino ai noceti del nonno, la madre Luciana creò il giardino: «da giovane era stilista per un atelier ma da sposata mio padre non volle che continuasse a lavorare. La creazione del giardino è stato il suo risarcimento. Quand’era anziana si preoccupava: che fine farà quando io non ci sarò più?». La decisione di mantenere l’area verde non fu delle più facili: negli anni del boom economico le proposte edilizie fioccavano. Vendere o tutelare? «Era un lotto appetibile ma decidemmo di preservarlo della speculazione, nonostante l’impegno che chiede, non solo in termini economici».

L’impianto attuale venne realizzato nel 1990 su progetto di Carlo Martinoni, allievo di Carlo Scarpa. «Martinoni teneva molto al rispetto del territorio, per questo ha voluto lastricare la discesa con le masegne buccellate, massicce e rustiche. Nell’erba ci sono massi di trachite che vengono dai Colli Euganei, il muretto è stato costruito coi sassi di macero». Dall’abitazione il giardino si sviluppa stretto e lungo. Il percorso comincia dalla piazzetta con il gazebo e prosegue verso quello che Paola chiama “il residence delle tartarughe”, con le casette ricavate dai vasi interrati. Oltrepassa il boschetto dei piccoli frutti, dove crescono more, mirtilli, lamponi e bacche di goji e costeggia l’isola verde, ovvero una nuvola di arbusti dominata dall’albero di Giuda. Arriva all’infilata dei pini marittimi e infine alla piazzetta del sole, area circolare destinata alla luce.

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