Condominio

Il Quartiere

Via Pietro Lana 1, Ferrara

Il Duca Ercole I d’Este non è stato l’unico a Ferrara a progettare un’addizione. Oltre al celebre progetto urbanistico rinascimentale vale la pena, per comprendere il passato e il presente della città, capire gli insediamenti abitativi più recenti — uno su tutti il condominio chiamato non a caso “Il Quartiere”.

Si trova tra via Foro Boario e via Vincenzo Barlaam, nella zona che fino a qualche decennio fa si chiamava informalmente “battiguazza” perché — considerato il suo carattere marcatamente popolare — si attribuiva ai suoi abitanti lo stesso ruolo dei servi del signore, che prima di lui pestavano l’erba bagnata dalla rugiada, definizione che si estendeva in senso dispregiativo anche alle persone che vivevano alla giornata, e uscivano di casa prima che sorgesse il sole. Il condominio fu progettato nel 1966 da Vieri Quilici, uno dei più importanti architetti del Novecento italiano, teorico della progettazione urbana, studioso dei movimenti d’avanguardia, in particolare del razionalismo e del costruttivismo sovietico. Quilici rifiutava la mera speculazione e si impegnò per disegnare un’addizione unitaria, che potesse crescere grazie a una serie di moduli comunicanti, a stretto contatto ed in continuità con il centro storico. Seguiva un modello di stampo socialista già sperimentato nelle democrazie scandinave, ma vi applicava – reinterpretandola — la grande tradizione urbanistica rossettiana.

Il suo intervento si inseriva all’interno del Piano di Edili- zia Economica e Popolare approvato dal Comune, portato a compimento tramite l’edili- zia cooperativa che in quegli anni in Emilia Romagna ebbe molta diffusione. Attuò una perimetrazione del territorio (un lotto di circa 65mila mq) e vi ricavò ampi spazi alberati, stando attento all’equilibrio tra pieni e vuoti e alla compensazione dei volumi. Usò materiali tipicamente estensi, come il cotto e i mattoni a vista, e impiegò il cemento armato come elemento decorativo, come tuttora si può vedere nelle finiture dei balconi. Infine collegò il complesso con strade pedonali e ciclabili, il tutto mantenendo una qualità buona a fronte di costi contenuti, coniugando semplicità e razionalità.  All’interno del condominio — costruito tra il 1967 e il 1969 — trovarono posto: 520 alloggi, un centro servizi dotato di supermercato, negozi e uffici, la scuola elementare, la palestra, il campo da tennis, il cinema e un grande parco. Il Quartiere si percorre senza incontrare recinzioni o ostacoli e ogni suo fabbricato — a torre o in linea — è a contatto con le aree verdi, che non si distinguono tra pubbliche e private.

In questo contesto lo spazio verde centrale, quasi un ettaro di terreno, assunse un’importanza fondamentale: era e rimane un parco collettivo, da condividere, attorno al quale gli appartamenti diventano, tra le chiome dei grandi alberi, quasi delle quinte scenografiche. Oggi qui crescono più di 500 essenze arboree, regolarmente censite e oggetto di costante manutenzione e monitoraggio, che si alternano alle aiuole. Tra gli esemplari di medie e grandi dimensioni si trovano l’acero americano, la catalpa – detta anche albero dei sigari, l’acacia giapponese e comune, varie conifere come il cipresso dell’Arizona, il cedro dell’Himalaya, l’abete rosso piangente e comune. La biodiversità è straordinaria per essere “condominiale”, tra le tante specie si trovano anche il tasso, l’acero, il frassino, il platano, la farnia, la quercia, il leccio, la magnolia, il pino marittimo e domestico, il tiglio selvatico, l’ippocastano, il ginko biloba, il pioppo nero, il banano ornamentale, il pesco da fiore, l’albicocco, il ciliegio, il melograno, il ginepro, l’ibisco, il nespolo giapponese, la camelia, l’oleandro, l’alloro, le palme di San Pietro.