Cocci aguzzi di bottiglia

Via Coperta 40 E, Ferrara

Questo giardino di via Coperta suscita da sempre grandissima curiosità: dalla strada si vedono ondeggiare nell’aria le chiome dei suoi grandi alberi e quasi ci si può fare il giro attorno, passando da via Coperta a via del Mellone, per finire su via Carlo Mayr.

I frammenti di vetro incastrati nel muro di cinta rimandano inevitabilmente ai “cocci aguzzi di bottiglia” di Eugenio Montale, al “meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto”. L’area è particolarmente estesa ed è stata recentemente sistemata dall’attuale proprietario, che si è trasferito quattro anni fa. «Qui era pieno di vigne una volta, i mozziconi delle viti li ho dissotterrati uno a uno, erano una settantina – racconta Walter -. In pratica ho fatto sport, da quando abito qui sono migliorato in salute, basta pastigliette.

Erano quindici anni che nessuno tagliava l’erba, c’era l’edera che si stava arrampicando dappertutto, casa compresa. Quella da estirpare è una brutta bestia, l’ho tolta a mano, un poco alla volta».  Anticamente questo lotto apparteneva al convento di Sant’Agostino, dove si fece monaca la sorella di Laura Dianti, amante e terza moglie del duca Alfonso I, che probabilmente proprio a causa di questo legame familiare venne sepolta qui. Il convento venne costruito nel 1425 da Alise, figlia di Giovanni del Gallo, la chiesa adiacente fu consacrata nel 1441 dal beato Giovanni da Tossignano. Entrambe le strutture vennero demolite nel 1813, durante le soppressioni napoleoniche.

Oggi il giardino è ordinato e pulito, dominato dalla collina che una volta serviva da ghiacciaia. Sulla sinistra si incontrano gli albicocchi, i pruni, i nespoli, il banano, il ginko biloba e il caco, «che l’hanno scorso ha fatto un quintale e venti di frutta, la regalavo a tutti perché non sapevo dove metterla. Anche la salvia, la portavo alla gastronomia vicino a Santa Maria in Vado, per i cappellacci». La vecchia rimessa è diventata “la casa delle tartarughe”: ce ne sono sei, che quando non passeggiano per il prato si nascondono in questo rifugio, protette dalle fascine di legna sistemate apposta per loro. Sulla destra si trova il tiglio centenario e l’elegante nocciolo giapponese, coi rami ricurvi, assieme a una grande cycas in vaso e un’alta pianta grassa di provenienza africana. Da notare, incastrato tra i mattoni che affacciano verso via Mellone, il bassorilievo raffigurante il volto di Cristo: non si sa possa riferirsi all’antico convento, sicuramente buona parte delle mura sono rimaste quelle originali. Vicino al ritratto una bella pianta di rose rosse e bordeaux, a terra le viole.