Palazzo Amaducci

Via Capo delle Volte 56, Ferrara

Lungo la via più antica della città, questo grazioso giardino è situato all’interno di un palazzo medievale, ristrutturato negli anni Sessanta.

Il disegno originale è italiano: lo spazio fu diviso in quattro sezioni con al centro una fontana — ora interrata — profonda circa un metro, con un alto zampillo centrale e i pesci rossi. Non c’erano alberi ma siepi e numerosi esemplari di aspidistra, chiamata anche pianta del ferro. Negli angoli stavano gli oleandri in vaso, custoditi durante l’inverno sotto l’androne, che grazie alle vetrate colorate funzionava come una vera e propria serra.

Sopra ogni colonnina della balaustra in pietra si trovava un vaso decorato con il muso del leone, altri vasi simili – pieni di fiori — si trovano ancora sulla terrazza, dove una volta si stendevano i panni. Il nonno Fabio, che è nato e cresciuto qui, ricorda in particolare i mughetti voluti da sua mamma Maria, che in primavera profumavano l’aria. La parte di scoperto più vicina all’edificio era stata pavimentata affinché ci si potesse svolgere diversi lavoretti. «Il cortile è sempre stato racchiuso dal retro di varie abitazioni — racconta Fabio — perciò la vita che vi si svolgeva era quasi comunitaria e tutti sapevano di tutti.

Si diceva anche che il nostro edificio ospitasse anticamente le stalle del vicino palazzo rinascimentale, detto al casarmòn, e che fuori, vicino alla turca comune, ci fosse una grande porta che consentiva il collegamento tra i due stabili». Negli anni Settanta vennero piantati due pioppi che, crescendo, sovrastarono il tetto della casa e che recentemente si è dovuto tagliare per motivi di sicurezza. Oggi le quattro sezioni ospitano un acero, cespugli di lavanda e di alloro, ortensie e una palma ormai quindicenne, recuperata vicino a un cassonetto.