La fontana
di Serafini

Via della Sacca 35, Ferrara

Via della Sacca, così come le vicine via Croce Bianca e via Colomba, si collocavano fino a non troppo tempo fa all’interno del “quartiere a luci rosse” di Ferrara.

Tra le basse e antiche casette che caratterizzano l’impianto della città medievale, hanno sempre prosperato taverne e case di piacere, frequentate negli anni Cinquanta anche dal celebre regista Tinto Brass, all’epoca studente di giurisprudenza, che scelse di trasferirsi da Padova al capoluogo estense proprio per questo motivo. Quelle vivaci osterie oggi non esistono più, ma tra vicoli e sampietrini è ancora possibile incappare in incontri originali e sorprendenti. 

Superando il bell’ingresso del B&B, per esempio, ci si può confrontare a tu per tu con il genio di Luigi Serafini, artista, architetto e designer di fama internazionale, noto soprattutto per l’ispirato e misterioso Codex Seraphinianus. «Nel dopoguerra questa era una zona di sfollati, vita notturna, prostitute. Abbiamo iniziato l’attività nel 1999 ma per sistemare gli ambienti ci sono voluti più di tre anni», racconta la proprietaria della struttura. «Nella corte ci sarebbe piaciuto avere un pozzo ma quasi sempre quelli che si vedono in giro sono finti, abbiamo pensato: invece di prendere un vecchio pozzo fuori luogo, proviamo a realizzare qualcosa di moderno, e tramite un amico antiquario abbiamo coinvolto Serafini».

La famiglia conserva ancora le bozze e i disegni del progetto. Il pozzo, immaginifico e ironico, fa bella mostra di sé al centro dello scoperto rettangolare. «Abbiamo dovuto chiamare un ingegnere idraulico per far funzionare gli spruzzi d’acqua, è stata una grande avventura». In cima alla struttura svetta la scultura di un pesce tagliato a metà, sorretto da due uomini nudi, sopra alla vera tanti piccoli pesci fanno capolino da altrettante scatolette di tonno.