Chiostro dell’Università

Strada dell’Università 12, Parma

L’ateneo di Parma è tra i più antichi del mondo. La sua lunga storia comincia prima dell’anno Mille, più precisamente nel 962, quando col decreto imperiale conferito da Ottone I al vescovo della città, si sancì l’istituzione di una scuola superiore di diritto, indirizzata alla formazione della professione notarile. Lo Studium, dopo esser stato soppresso da Gian Galeazzo Visconti nel 1387, si andò poi a rifondare nel 1412 come università, grazie a Niccolò III d’Este. La presenza del ferrarese in città è inconsueta, appartiene a una brevissima parentesi e soprattutto al feroce intrigo che portò Parma sotto il dominio dei Visconti, ma questa è un’altra storia.

Entrando dal portone principale del palazzo salutano gli studenti i busti di Giovanni Rasori e Pietro Rubini. Il primo – vissuto tra il 1766 e il 1837 – fu un accademico a dir poco poliedrico: traduttore, scrittore e medico, si arruolò volontario nell’esercito cisalpino e diventò protomedico della Repubblica Italiana. Fortemente contrario alla dominazione austriaca, dopo la restaurazione venne arrestato durante una riunione di cospiratori. Successivamente rilasciato, non gli fu permesso di tornare all’insegnamento. Così lo definì Stendhal: «Povero come Giobbe, grand’uomo come Voltaire». Il secondo, Pietro Rubini, vissuto tra il 1760 e il 1819, fu un importante medico chirurgo, chiamato da Maria Luigia al servizio della corte ducale.

Dall’ingresso si passa all’atrio monumentale e al giardino. Per secoli l’area verde venne curata dai Gesuiti, a cui erano stati affidati i corsi di Lettere, Filosofia e Teologia. Oggi lo spazio è diviso in quattro grandi aiuole, separate dai camminamenti. Tra gli alberi spiccano i tassi plurisecolari, gli stupefacenti alberi di alloro, la magnolia e gli aceri. Al centro si trova la statua realizzata da Carlo Fontana, scultore famoso soprattutto per la colossale quadriga collocata sopra al Vittoriano di Roma. Per l’Università ha rappresentato la Grecia Victa, abbinata alla celebre citazione dalle Epistole di Orazio: «La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore». Il messaggio è semplice, e ben si adatta ad esaltare il ruolo dell’ateneo: Roma conquistò la Grecia con le armi, ma la cultura dei dominati riuscì a cambiare il carattere, a civilizzare e quindi a vincere i conquistatori.