Palazzo Cesarini

Borgo Scacchini 3, Parma

Fonti certe sulla storia di questo palazzo non ce ne sono. Ma ci sono degli indizi e delle forti probabilità che collegano l’edificio alla famiglia che fu talmente  importante e celebre da cedere il suo nome all’intera strada. Borgo Scacchini non si è sempre chiamato così: fino all’Ottocento era conosciuto come Borgo Cesarini, in onore dei fratelli Simon Pietro e monsignor Carlo, rispettivamente cavaliere e segretario – oltre che ministro a Roma – del duca Ranuccio II.

Pare furono loro i primi, nel Seicento, a sistemare questo immobile, che i discendenti abbandonarono nell’Ottocento, avendo ricevuto incarichi politici in Trentino. Lo stabile passò quindi al medico Luigi Guatelli, poi al notaio Baistrocchi, il quale decise di modificare l’assetto del giardino interno perché nel frattempo era stata avviata – nei locali solitamente adibiti al ricovero delle carrozze e dei cavalli – una piccola produzione di birra. Dopo varie successioni, negli anni Settanta, l’immobile venne acquistato dall’antiquario Fabio Ferraglia, e tuttora vi risiede il figlio Luca, artista noto come LUfER, conosciuto soprattutto per le ironiche e affascinanti sculture realizzate con scarti industriali e oggetti riciclati.

Oltre alla sua abitazione e ad altri appartamenti privati, il complesso ospita – negli ambienti al piano terra, direttamente affacciati sul pacifico giardino – l’attività dell’associazione Remo Gaibazzi, nata nel 2001 per ricordare e promuovere il lavoro dell’artista originario di Roccabianca. Gaibazzi fu disegnatore, appuntito caricaturista e pittore. Scrisse di lui lo storico dell’arte Dario Trento: «ha vissuto cinque vite diverse. È stato disegnatore satirico nella Parma dagli anni Trenta ai Cinquanta del Novecento, quindi artista collegato ai movimenti della sinistra nel documentare la vita delle classi povere, poi lettore della struttura della città nel mutamento tra gli anni Sessanta e Settanta, ricercatore di un nuovo fondamento per la pratica artistica all’inizio degli anni Settanta e infine sperimentatore di una definizione fondativa dell’esistere umano, fissata nell’azione unitaria del lavoro».

Le sue opere, esposte alle pareti, dialogano oggi con il raccolto fazzoletto verde, famoso fino a poco tempo fa per la grandissima paulownia. L’esemplare contava oltre 150 anni ma, a causa di una profonda cavità interna, ha dovuto essere abbattuto: la sua imponenza si può immaginare osservando tra l’erba ciò che resta del vecchio tronco tagliato. Fioriva quasi contemporaneamente al vicino glicine e le due piante insieme si trasformavano in una profumata nuvola viola. Del vecchio albero scomparso restano i figli, germogliati dalle radici. Attorno crescono le ortensie, la quercifolia, il sambuco e il bagolaro.