Il giardino pensile

Borgo Tommasini 23, Parma

Nella piccola corte di borgo Tommasini, a saperla guardare col giusto occhio, riassume in pochi metri quadrati – attraverso la stratificazione edilizia – le innumerevoli trasformazioni vissute dalla città.

La facciata del palazzo si rifà al gusto del primo Novecento, ma nell’affascinante portico interno si ritrovano elementi quattrocenteschi perfettamente conservati, integri e leggibili, come le tre campate degli archi, voltate a crociera, scandite al piano terra dalle belle colonne. I capitelli cubici – definiti a scudo oppure a dado, elementi che provengono dalla tradizione romano  bizantina – si possono datare tra il XIV e il XV secolo, come riporta Cristina Lucchini nel volume Palazzi di Parma: segrete architetture.

Da notare anche le tracce di antiche aperture gotiche e gli archi a sesto acuto. Il loggiato del primo piano – con i capitelli a calice rivolti verso il cortile, a foglie d’acqua rivolti verso il corridoio – si può supporre che affacciasse in origine anche su un altro scoperto, e che quindi la scala sia stata aggiunta successivamente. Anche la loggia del secondo piano è stata realizzata in un secondo momento: non ha volte ma è ingentilita da due esili colonne corinzie.

È probabile che un tempo la corte fosse direttamente collegata a piazzale della Rosa, e da lì alla vicina piazza Sant’Apollonia e quindi a strada Farini, e che il passaggio sia stato chiuso tra il 1767 e il 1889, periodo in cui si registrano delle variazioni catastali. Nell’impossibilità di creare un vero e proprio spazio verde in un luogo tanto raccolto e ombroso, gli attuali proprietari hanno avuto la curiosa e suggestiva idea di allestire un piccolo giardino pensile, sviluppato verticalmente sui tre piani, con vaporose cascate di asparagina.

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