Giardino Segreto

Borgo Felino 17, Parma

Romanticissimo, ricorda quelle fascinose e nostalgiche foto in bianco e nero dove giovani spose pallidissime sorridono di tre quarti al novello marito, circondate da fronde e fiori. 

Questo piccolo scrigno di bellezza e fiori si è chiamato per lungo tempo Giardino Segreto, anche se proprio segreto non era: veniva infatti spesso e ben volentieri visitato dagli ospiti dell’omonimo B&B, oggi chiuso. Il palazzo, con buona probabilità seicentesco, è tra i più anziani della via. Un tempo bene accessorio del monastero di Sant’Uldarico, passò poi attraverso diverse mani fino ad arrivare più di un secolo fa alla famiglia degli attuali proprietari, originari di Vienna, giunti a Parma col seguito asburgico di Maria Luigia.

Diversamente dai tanti orti che anticamente si coltivavano nel retro delle case del quartiere, nell’interstizio tra l’abitazione e le vecchie mura andate distrutte, qui il verde non è stato frazionato o scomposto. L’area appare identica, per estensione, a quella descritta dall’Atlante Sardi. Certo, col passare del tempo ha cambiato carattere: nel disegno settecentesco appare divisa in due lunghe e sottili aiuole, ora i sentieri e volumi si dipanano più liberi e suggestivi, attorno alla fontana decorata a foglie d’acanto. Tra le essenze spiccano le rose rugose, gli ellebori, le peonie, l’acanto, i mughetti, la forsizia, gli iris, il plumbago, l’aucuba, l’aspidistra e la buddleia, chiamata anche pianta delle farfalle. Il vecchio pero centrale purtroppo dà frutti immangiabili – a detta delle proprietarie. Tra gli alberi da frutto anche il susino e il nespolo.

Il giardino è frequentato dai merli, che sfruttano i numerosi abbeveratoi, da due tartarughe particolarmente aggressive (occhio alle scarpe!) e da uno scoiattolo arrivato qua direttamente dal vicino Orto Botanico, che accumula le proprie noccioline dentro al capanno.