Civici molteplici

Via Acerbi 40, Mantova

A due passi dalla casa di Andrea Mantegna, nell’antica contrada di San Sebastiano, si trova un bel giardino, soleggiato e tranquillo. Il posto ideale per leggere e riposare.

Gli antichi proprietari di questo lotto erano i Padri Priori di San Marco e già nella pianta prospettica del Bertazzolo, stampata da Ludovico Delfichi nel 1628, si osserva qui una bella area verde, di pertinenza delle case circostanti. Durante l’occupazione francese, con la soppressione degli ordini religiosi e la nazionalizzazione dei loro beni, tutto passò al Regno d’Italia, governato da Napoleone Bonaparte. Il dottore Luigi Fiamminghi – avo degli attuali proprietari – acquistò le case proprio dal Demanio: una nel 1805 e una nel 1812. La struttura attuale, giardino compreso, è quindi il risultato di una serie di interventi che si sono succeduti tra Ottocento e Novecento, che da due proprietà hanno risolto di formarne una sola.

Il passo della storia – che attraversa e cambia le città, e spesso tutto trasforma sebbene tutto resti uguale – si legge con curiosità nel susseguirsi dei numeri civici. Il numero 40 si affaccia verso la strada, appartiene alla numerazione repubblicana, applicata dal 1946. A fare della confusione ci si mette il 24, numerazione imposta dal Regno d’Italia, a cui Mantova si annesse nel 1866. All’interno dell’androne, murata sopra l’ingresso, si trova la chiave di volta del vecchio portale: qui compare il 1767, numerazione asburgica teresiana, indetta nel 1778.

Il giardino in passato è stato adibito ad orto e a brolo, serviva quindi all’alimentazione. Un vecchio inventario redatto nell’aprile del 1818 dall’ingegnere Giuseppe Raineri – autore di una nota mappa cittadina, stampata nel 1831 – testimonia la presenza di ben 15 fichi, 7 ciliegi, 3 armille, in compagnia di un pruno e di un giuggiolo. Oggi oltre al giuggiolo – che resta presente – si trovano delle belle piante ad alto fusto come l’abete rosso, il lillà delle Indie, la farnia, l’albero di Giuda, il melograno, la magnolia, il ligustro del Giappone, l’acero rosso, l’acero bianco, l’acacia, il pioppo canadese e il glicine.

Le rose colorano in primavera la bella cancellata in ferro battuto, a cui dalla corte si accede al prato. Tra i fiori anche le ortensie, le azalee, i gelsomini, le camelie e altre essenze stagionali. Grazie alla presenza dei tanti alberi, che crescono qui e nei giardini vicini, non è insolito avvistare o ascoltare in questa zona i richiami dei picchi, delle civette e dei falchetti. Oltre a una piccola comunità di gatti domestici, è presente da molti anni anche un grosso rospo, che si muove silenzioso nelle ore notturne.