Antica Cereria

Borgo Rodolfo Tanzi 3, Parma

In questa insospettata oasi vegetale, bisogna immaginare fino a qualche decennio fa la frenesia tipica dell’impresa ben avviata. 

L’idea di avvicinare al Real Giardino un quartiere artigianale risale alla metà del Settecento, motivata dalla possibilità di sfruttare come forza motrice le acque del Naviglio del Taro, che poi confluivano nel torrente. Fu il ministro Du Tillot a insediare le prime attività: la Real Fabbrica di maioliche e vetri e la Cereria, impegnata nella produzione di candele steariche e di cera comune, oltre che di sapone. La fabbrica fu fondata nel 1775 da Giuseppe Serventi, che in seguito acquistò dal Duca anche la vetreria, ceduta poi nel 1854 alla famiglia Bormioli. Inizialmente avviato alla carriera di medico, Serventi decise presto di occuparsi in altri settori: imprenditore agricolo, banchiere e industriale, a lungo si dedicò anche alla politica e a lui si devono vari negoziati, gestiti per i Borbone prima e per Maria Luigia poi. Il suo successo fu notevole, e a metà Ottocento il nipote Sante possedeva quasi l’intero isolato.

La prima area verde all’interno di questa piccola cittadella produttiva risale proprio a quell’epoca: per ampliare il magazzino fu acquistato un nuovo terreno, con lo scoperto condiviso tra la fabbrica e l’adiacente palazzo della famiglia Lombardini, in seguito anch’essa incorporata. Il restauro che ha trasformato lo stabilimento in abitazione è tutto sommato recente: negli anni Novanta fu l’architetto Gualtiero Gambigliani Zoccoli a operare la trasformazione, scegliendo di mantenere materiali il più possibile originali e ovviamente conservando l’antica ciminiera a pianta quadrata, unica nel suo genere e tutelata dalla Soprintendenza. 

Nel giardino, a cui le grandi chiome del Parco Ducale regalano una meravigliosa quinta, prosperano le peonie, l’abelia, il gelsomino, la malvarosa, i narcisi. Sulla destra, vicino alla siepe di piracanta, oltre la mimosa, si coltiva anche un piccolo orto. A sinistra le camelie e, davanti alla parete coperta di edera, i cespugli di ortensie, di mahonia, di aucuba e di aralia. In fondo il nocciolo, il lauro, il corbezzolo. Nell’aiuola rialzata il melograno e un tappeto di aglio triquetro e giacinti d’acqua. Nel prato centrale gli alberi da frutto: l’ulivo, il pruno bonsai, che vanta più di trent’anni, e i tre ciliegi. Tantissime le rose, talvolta scenograficamente arrampicate attorno ai tronchi di vecchi alberi abbattuti.