Palazzo Schizzati

Borgo Schizzati 3, Parma

Ci sono luoghi dove il tempo scorre come un grande fiume in una giornata senza vento. Certo si muovono i giorni e gli anni, come l’acqua trasportata verso il mare, ma sembra che nulla scalfisca il fluire, neppure una piccola onda. In altri luoghi il tempo è meno placido e benevolo, come se davvero fosse impossibile vivere in pace. Palazzo Schizzati è tra questi.

L’immobile risale alla fine del Cinquecento. Non ha subito particolari trasformazioni, ma nel corso dei secoli è passato attraverso innumerevoli mani e accadimenti. Probabilmente fu eretto dalla famiglia Cappellini, al servizio dei duchi, perché fu un loro erede, Pompeo, il primo a perderlo. A causa di un illecito l’immobile passò alla Camera Ducale, che subito lo rivendette. Arrivò così a Baldassarre Parmisani, titolare di una cartiera, che lo cedette alla Congregazione della Steccata, che lo passò ad Amedeo Fabri, ma a causa di un credito tornò alla Camera Ducale per infine arrivare ai notai Pedana, invischiati in un intrigo di corte che riguarda la falsa gravidanza di Enrichetta d’Este, vedova di Antonio Farnese.

Potrebbe anche bastare così, giusto? Purtroppo non basta. Gli eredi vendettero tutti i loro beni ed elargirono il ricavato in beneficenza, ma un cugino si insediò abusivamente nelle belle sale decorate. Nel 1767 l’edificio venne acquistato da Giannantonio Schizzati, di cui porta ancora il nome, ma presto il nuovo proprietario venne a mancare. I suoi discendenti mantennero lo spazio fino al 1973, quando lo donarono alla Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, che tuttora ha qui la sua sede. L’associazione è antichissima: fondata nel 1860 da Carlo Luigi Farini, ha lo scopo promuovere studi storici e culturali riguardanti i territori dell’antico Ducato. Conserva una consistente biblioteca, intitolata a Giuseppina Allegri Tassoni.

Il giardino, racchiuso tra le sale al piano terra e il muro di cinta, è stato dimezzato – rispetto alla sua dimensione originale – nel Secondo dopoguerra. Del suo passato si sa poco, se non che fu utilizzato dalla Congregazione della Steccata per coltivare le cipolle, le cui eccedenze venivano vendute a favore dei poveri. In tempi più recenti, ovvero negli anni Novanta, si  distingueva per un piccolo dedalo di bosso, andato perso. Dopo un periodo di relativa trascuratezza, lo spazio verde è stato recuperato nella primavera 2022. Del vecchio impianto resta la fioriera ad alzata, le ortensie, il nespolo e il sorprendente banano, piantato dall’ultima discendente della famiglia Schizzati che risiedette qui, Ines Cocconi. Da notare l’espansivo e voluminoso acanto.