Palazzo Bonazzi Polacco

Via Corridoni 45, Mantova

Il giardino di Palazzo Bonazzi Polacco non è timido e nemmeno riservato: chiunque attraversi il ponte di via Massari non può evitare di lanciare un’occhiata ammirata al grande albero di cachi che si sporge verso il rio a salutare i passanti.

Il palazzo a cui appartiene, affacciato su via Corridoni, probabilmente risale al 1200, ma com’è tipico del centro storico ha subito una serie di passaggi proprietari e manomissioni. L’intervento strutturalmente più impattante risale al 1860, quando il conte Buris acquistò l’edificio e lo adattò al proprio gusto, senza mai però andarci a vivere. Si racconta che nel corso del restauro si scoprì uno strato di intonaco spesso 20 centimetri, testimone silenzioso dei frequenti cambiamenti. Nei primi decenni del Novecento le tante stanze ospitarono gli uffici della Banca d’Italia, mentre nelle mansarde si custodivano gli archivi, prima che con l’abbattimento del vecchio ghetto ebraico l’istituto di credito si spostasse nella sede in stile umbertiano di via Castiglioni.

Le decorazioni che si intersecano nell’ampia loggia colonnata, così come la torretta liberty e i vari motivi rosso cupo che corrono paralleli al tetto, sono stati eseguiti nel primo Novecento per la famiglia Bonazzi di Borgoforte, prima che il complesso fosse venduto agli attuali proprietari. Tra le classiche aiuole di peonie e forsizie vale la pena notare una singolarità botanica, ovvero la pianta del ponciro, conosciuto anche come arancio trifogliato. Si tratta di una pianta asiatica abbastanza inusuale, originaria della Cina e particolarmente resistente al freddo e al gelo, che produce frutti giallo verdi e spine molto lunghe, alcune di addirittura dieci centimetri. Deriva il suo nome probabilmente dal francese pomme de Syrie, ovvero pomo della Siria. Il glicine a confronto è sicuramente più diffuso e classico, non meno spettacolare mentre si inerpica – qui nella varietà a fiori bianchi – fino a coprire completamente la terrazza affacciata sul corso d’acqua.