Palazzo Strozzi Sacrati

Via degli Spadari 6, Ferrara

Difficile inquadrare con precisione questo affascinante giardino.

Vi si accede da via Spadari ma con buona probabilità un tempo era compreso all’interno del grande complesso appartenente alla famiglia Strozzi Sacrati, la stessa che ha lasciato il nome alla vicina piazza. Il palazzo venne costruito all’inizio del Cinquecento, secondo alcuni storici dall’architetto Terzo de Terzi, attivo sotto il duca Ercole II d’Este, per l’astrologo e intellettuale di corte Pellegrino Prisciani, che molti studiosi di storia dell’arte individuano come l’ideatore del maestoso progetto iconografico di Palazzo Schifanoia. Il secondo proprietario fu Ferrante Tassoni, marito di Beatrice Prisciani. In seguito, l’immobile passò in eredità ai Sacrati e alla fine del Settecento agli Strozzi Sacrati, che qui raccolsero una ragguardevole collezione d’arte, che comprendeva oltre 400 opere, una trentina delle quali sono ora esposte alla Pinacoteca Nazionale, a Palazzo dei Diamanti. 

Come riportano le targhe apposte sull’edificio, nel 1866, quando Ferrara rappresentava il quartiere generale dove si organizzavano le lotte per liberare il Veneto, soggiornò qui il re Vittorio Emanuele II, e proprio per questo gli venne attribuito il nome di Palazzo Reale. L’anno seguente fu suo ospite anche Giuseppe Garibaldi. La struttura, bombardata nel 1944, venne in seguito ricostruita dall’ingegnere Carlo Savonuzzi, che soprattutto nella facciata che guarda alla Basilica di San Domenico apportò varie modifiche, aprendo per esempio i varchi per i negozi. Anche i fianchi vennero completamente ricostruiti, con l’apertura delle arcate. 

Oggi l’inaspettato angolo verde che si scopre attraversando l’accesso di via Spadari appare antico e ombroso, solcato da una serie di stretti percorsi che girano attorno agli oleandri e alla siepe di piracanta. In mezzo crescono le palme, il pungitopo, il fico e l’alloro. Sul muro di sinistra, sopra le ortensie, si notano due capitelli in pietra, di stile rinascimentale, e tre archi chiusi all’interno della parete, sovrastati da una bella rosa di terracotta.  Sulla destra, invece, c’è il recinto dove vivono le sei tartarughe del piccolo Tommaso.