Palazzo Miari

Strada della Repubblica 51, Parma

Passeggiando lungo strada Repubblica è impossibile non notare il portone sovrastato dal volto in pietra di un satiro barbuto, circondato da diversi fauni e faunesse agli angoli. Corrisponde all’ingresso di Palazzo Miari, la cui facciata viene attribuita al Vignola e – come riporta il Donati – venne scoperta al pubblico in occasione dell’ingresso in città di Maria del Portogallo, sposa di Alessandro Farnese, il 24 giugno 1566.

Superato il primo corridoio – dove si possono notare le decorazioni a foglie d’acanto degli archi – si accede al cortile ingentilito dal verde. Oltre al limone in vaso, sulla sinistra si possono osservare l’edera, il tasso, diverse rose, le ortensie e l’aucuba, mentre sulla destra un’aiuola di elleboro è in compagnia del calicanto, dell’alloro, della maonia e del pitosforo. Nella bordura crescono alcuni ciclamini di Sospirolo, nel bellunese, paese di provenienza della famiglia Miari. Sempre sulla destra, sotto la zona porticata, il sambotto che serviva ad annaffiare le piante e alcuni simpatici medaglioni, acquistati a Natale, che riproducono i dipinti realizzati dal Correggio per la Camera della Badessa a San Paolo. Decoravano l’albero allestito in piazza Garibaldi dal Comune;  concluse le festività furono acquistati da chi ne faceva richiesta, e il ricavato destinato alla beneficenza. Sopra quest’area coperta si arrampica la rosa gialla, mentre dalla parte opposta, sul balconcino, si allunga un bel glicine

La storia di questa serena corte fiorita comincia da lontano: esso infatti fu inizialmente proprietà dei conti Buralli, già presenti a Parma dal XII secolo e che vantano nel proprio albero genealogico l’importante Beato Giovanni, uomo di vastissima cultura, presente al Concilio di Lione del 1245.

Come Ministro generale dell’Ordine francescano egli viaggiò in Spagna, in Francia e in Germania. Scrisse inoltre diverse opere dottrinarie – pare lette e utilizzate anche da Dante, per preparare il canto XI del Paradiso – prima di cedere il posto a Bonaventura da Bagnoregio. Nel Seicento l’edificio passò ai marchesi Cusani, i quali l’avrebbero poi venduto nell’Ottocento, lasciandolo abbastanza nell’incuria, ai Lagorio di Genova. Quando la figlia dei nuovi proprietari sposò il conte Matteo Miari, avo degli attuali, il palazzo trovò il suo nome attuale. La famiglia di origine bellunese, insignita del titolo di Conti Palatini dal 1412 e della nobiltà veneta dal 1744, arrivò a Parma nel 1874. L’intestazione ufficiale dell’immobile arrivò nel 1937, con il conte Gian Galeazzo.