Palazzo

Trotti-Mosti

Via Arianuova 2B, Ferrara

Palazzo Trotti-Mosti fu costruito nel 1493 per una famiglia veneta che decise di affidare il progetto ad un architetto di scuola rossettiana o, secondo alcuni, allo stesso Biagio Rossetti. L’edificio negli anni ha subito profonde modifiche, compresa la distruzione nell’Ottocento di un’intera ala, quella più lontana dal corso.

L’idea di adibirlo a sede universitaria rientra all’interno di un piano, ormai datato, per dare nuove frequentazioni al quartiere rendendo pubblici i pianterreni di alcuni palazzi. Al momento dell’acquisizione da parte di Unife, avvenuta nel 1970, il fabbricato si trovava in stato di degrado e abbandono e solo un importante restauro ha permesso di riscoprire decorazioni che si credevano perdute. Anche il giardino nonostante conservi una significativa metratura è decisamente più piccolo dell’originale, dove pare si trovassero due cortili e un giardino all’italiana, con un prezioso labirinto di siepi. Dietro al muro di cinta, fino a via Pavone, si coltivavano gli orti.

Dal portone monumentale la prospettiva è molto suggestiva: bisognerebbe immaginarsela con un’ulteriore successione di quinte architettoniche. Numerosi elementi inducono a credere esistesse in passato, parallelo al loggiato oggi chiuso dalle vetrate, un ulteriore loggiato andato distrutto. Da notare, sotto le arcate del loggiato rimasto, la decorazione vegetale scolpita sui capitelli di marmo veronese: è la stessa che si trova sul campanile di San Giorgio e a Palazzo di Renata di Francia. Anche la fontana merita attenzione: la vasca in pietra risale al 1600, la si può vedere nelle mappe circondata da aiuole e percorsi a stella. Al suo interno oggi c’è un esuberante rovo di more, mentre i sentieri — più organici — accompagnano con un andamento sinuoso passeggiata.

Esplorando l’area la sensazione che si ha è quella di trovarsi in un giardino maturo, dove gli alberi adulti hanno raggiunto altezze ragguardevoli senza possedere ancora i fusti imponenti tipici della vecchiaia. Il camminamento attraversa vari gruppi botanici: si incontrano macchie di bagolari, noccioli, ippocastani, tigli, aceri, ippocastani, liriodendro, robinie, frassini, ornielli, alberi di Giuda e querce. Tra le specie esotiche il cipresso calvo. Nella zona più riparata, vicino a un tasso particolarmente anziano, si trova il meraviglioso giuggiolo secolare.

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