Casa

Hirsch

Corso Porta Mare 6, Ferrara

Casa Hirsch è un luogo eccezionale: per la storia di cui è stata protagonista, l’insolito carattere architettonico, per il grande parco che la circondava, di cui ora resta una ridotta seppure affascinante testimonianza.

Renato Hirsch, industriale ebreo di origine tedesca, acquistò la proprietà nel 1924 per sé e la sua famiglia e, grazie a successive acquisizioni, riuscì a circondare il palazzo di un vero e proprio parco. 

La sua biografia meriterebbe un approfondimento, perché offre numerosi spunti per interrogarsi e capire la Ferrara dell’epoca e la Ferrara presente. Minacciato e internato dal regime fascista, costretto a cedere i propri lanifici, venne riabilitato nel dopoguerra grazie all’attività per il Comitato Provinciale di Liberazione e infine nuovamente allontanato. Si ritirò nel 1946 in Palestina, dove i suoi cari si erano già rifugiati.

Dell’edificio originale è rimasto poco: Renato operò una decisa ristrutturazione e, influenzato dal clima di repressione, introdusse una serie di strumenti protettivi, vie di esodo e nascondigli, un sistema idrico antincendio nel sottotetto e un percorso interrato per collegare le cantine al falso pozzo in giardino. Per decorare gli interni utilizzò materiali ricercati, senza che il lusso fosse evidente dell’esterno. L’architettura che si può osservare dalla strada riprende gli elementi del rinascimento estense, scelta probabilmente suggerita dalle celebrazioni ariostesche nel 1928.


Il parco rivaleggiava per dimensioni con quello del vicino Palazzo Massari, si dice che ospitasse anche un campo da tennis e per questo si crede possa aver ispirato il romanzo di Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi Contini – così come su Renato Hirsch è stato tratteggiato, nei racconti dello scrittore, il personaggio del dottor Herzen.

I cancelli in ferro battuto furono commissionati agli artigiani di San Gimignano, i vetri che chiudevano la loggia furono raccolti dal fratello Giacomo tra le ville e le chiese della campagna ferrarese. L’area verde comprendeva orti e giardini, una serra per le piante e i fiori.

 

Il frazionamento della proprietà cominciò nel 1942, l’anno successivo la casa venne messa a disposizione del Partito Socialista e del Partito Comunista. Varie compravendite portarono al definitivo smembramento. Oggi solo una piccola porzione del parco è ancora di pertinenza, ma qualche traccia del passato si può ancora incontrare: il muro merlato, il piccolo gazebo e gli arredi in pietra, come la vera da pozzo, le colonne e i capitelli. 

Iscriviti alla newsletter di Interno Verde
Iscriviti alla Newsletter di Interno Verde