Interno Verde

59 | VIA ARIANUOVA 2/BIS | Palazzo Trotti Mosti

Palazzo Trotti-Mosti sorge nel tratto più ampio e luminoso di corso Ercole I d’Este. Fu iniziato nel 1493 per una famiglia veneta che decise di affidare l'edificazione della nuova dimora cittadina ad un architetto di scuola rossettiana o, secondo alcuni, allo stesso Biagio Rossetti. La presenza del fabbricato si riscontra nelle molte, sebbene imprecise, piante storiche di Ferrara, compresa quella celebre ed assonometrica del Bolzoni, disegnata nel 1747. Pare che in passato esso possedesse una torre e due cortili con giardini all'italiana, di cui uno con siepi a labirinto. Le modifiche al complesso sono state numerose e profonde: in particolare quelle di metà Ottocento hanno portato alla demolizione dell'ala più lontana dal corso, giudicata decrepita e pericolante. Al momento dell'acquisizione da parte di Unife, avvenuta nel 1970, il fabbricato si trovava in stato di degrado e completo abbandono. Solo i profondi restauri degli anni Ottanta hanno permesso di riscoprire decorazioni che si credevano perdute, ad esempio quella ad aquile e imprese visibile oggi nell'aula magna del Dipartimento di Giurisprudenza. L'idea di adibire questi edifici a sede universitaria rientra all'interno di un piano, ormai datato, per dare nuove frequentazioni al quartiere rendendo pubblici i pianterreni di alcuni palazzi.

Superato il bel portale d'ingresso si attraversa la loggia colonnata, chiusa da vetrate, poi si accede al prato inglese dove oggi si ritrovano gli studenti. La demolizione del secondo colonnato, che si trovava di fronte a quello superstite, ha cancellato la prospettiva data dalla successione delle quinte architettoniche.

Il parco, un tempo assai più esteso, ora ha la forma di una tozza F ed è disposto lungo un percorso dalla forma organica, chiaramente individuabile in quanto pavimentato. Una grande vasca circolare in pietra risalente al Settecento funge da cerniera tra la zona tenuta a prato ed il parco vero e proprio. La sensazione è di trovarsi in un giardino maturo, dove gli alberi adulti hanno raggiunto altezze ragguardevoli senza possedere ancora i fusti imponenti tipici della vecchiaia. Tale snellezza contrasta con le chiome piene dei cespugli più bassi: noccioli ed un giovane olmo. Il sentiero pare attraversare raggruppamenti di specie botaniche: a sud un filare di ginkgo biloba, poi una macchia di celtis australis, detti bagolari, seguono un pioppeto ed un carpineto in angolo. Un gruppo di ippocastani ombreggia agli ambienti interni all’edificio, ma l'elemento più pregevole di questo interno è un taxus bacchata dall'età venerabile. Il tasso è detto "albero della morte" poiché velenoso in ogni sua parte; si tratta di una specie a crescita molto lenta e questi grandi rami pendenti formano un pergolato naturale che accoglie gli studenti in cerca di un angolo fresco e tranquillo.