Interno Verde

57 | VICOLO DEL PARCHETTO 15

Il giardino di vicolo del Parchetto 15 non è timido né segreto. Il suo carattere piuttosto è espansivo e cordiale: i visitatori li saluta dalla strada, prima ancora che siano entrati, stendendo oltre il muro di cinta i meravigliosi rami fioriti della banskia lutea, una varietà di rosa senza spine originaria della Cina, che per crescere si è arrampicata alla vicina acacia di Costantinopoli.

Ciò che si incontra oltre il cancello, superata la speciale galleria di oleandro, è un’atmosfera magica dove la natura, libera di esprimersi, si palesa in tutta la sua intrinseca bellezza e armonia. L’area – che originariamente apparteneva alla riserva di caccia degli Estensi – fu coltivata a grano durante la guerra. Nel dopoguerra venne utilizzata da due cognate, che vendevano i fiori al vicino cimitero della Certosa. Il giardino è stato allestito dall’attuale proprietaria, assieme al marito, nel 1978. Nessuno degli alberi è stato comprato: il nucleo principale è arrivato facendo domanda alla Regione, impegnata in quegli anni in un progetto di rimboscamento con piante autoctone. «Per andare a prenderle – racconta Gianna, la proprietaria - avevamo attrezzato la Cinquecento con il portapacchi, pensavamo di dover trasportare chissà cosa, invece ci hanno dato sedici piantine». Ora quelle piantine sono diventate grandi: appartengono a quel primo nucleo il frassino, l’acero, il platano. La bella farnia che si trova al centro è stata raccolta che era ancora un germoglio, vicino all’argine del Po. «Tutti gli altri esemplari hanno un nome o un cognome: ci sono stati regalati, come la rosa seafoam, spuma di mare, che si trova a destra dell’ingresso, oppure hanno una storia da raccontare. L’ippocastano per esempio, quello con l’edera attorno, è cresciuto da una castagna che aveva trovato mia mamma in una cassetta per i fiori». In fondo al giardino c’è anche un piccolo orto, vicino agli alberi da frutta.