Interno Verde

43 | VIA PALESTRO 56

Questa dimora ha una storia antica, nota fin dai tempi del Bolzoni: nell’incisione del 1782 è indicata come “Casa del sicomoro” e nel disegno del giardino svetta un grande albero, anche se è probabile che all’epoca gli esemplari piantati fossero numerosi. Il ficus sycomorus – questo è il nome scientifico dell’albero – è originario del nord Africa ed è tradizionalmente considerato sacro: per gli egizi simboleggiava immortalità e nella Bibbia è menzionato per ben dodici volte, oltre ad essere tra i protagonisti del miracolo realizzato da Gesù a Gerico.

Il primo documento noto riguardante la casa è un atto di acquisto che risale al 1845, quando la via era ancora dedicata a San Guglielmo, protettore del vicino convento, che proprio in quegli anni venne soppresso e quindi in parte venduto. Nell’Ottocento vi furono alcuni passaggi di mano, fino all’acquisizione nel 1910 da parte della famiglia degli attuali proprietari. Una mappa redatta nel 1845 mostra come l’edificio avesse già assunto una configurazione simile a quella odierna; l’inserimento in un lotto stretto e molto allungato ne fanno un ottimo esempio di casa a schiera storica, servita dall’orto coltivato nell’appezzamento retrostante. L’accesso al giardino avviene attraverso una serie di progressivi ambienti filtro. Una volta superato il profondo ma luminoso ingresso si giunge nel primo cortile, la sensazione è di trovarsi in uno spazio alto, raccolto e di silenzio. La verticalità è sottolineata dalle belle piante rampicanti, accompagnate nei mesi più freddi dall’intenso profumo invernale del calicanto.

Una bordura di calle invita il visitatore verso un secondo e più rustico ingresso, che conduce al vero giardino. Varcata la soglia lo sguardo si proietta lontano in un’inaspettata prospettiva, l’ombra delle chiome s’alterna a nuvole di luce che segnano nelle ore della giornata diversi modi di vivere lo spazio. Il ritmo è scandito da pacati giochi d’acqua, isole per la sosta e piante da frutto allineate. A memoria della primitiva funzione di orto restano coltivati alberi di mele, pere, albicocche, fichi e frutti rossi. In fondo si trova il prato dove ogni anno, nella bella stagione, si ritrovano a giocare i bambini della famiglia, un tempo decisamente più numerosi, come si può vedere in alcune belle foto risalenti agli anni Cinquanta. Attorno al laghetto delle ninfee gli alberi sono circondati dall’edera strisciante, che si protende fino alla base delle canne di un grande bambù. Una generosa semina di viole e margherite s’accompagna al bianco dei gigli di Sant’Antonio, al rosso vivo del callistemo e ai ricchi colori degli iris.