Interno Verde

41 | VIA MONTEBELLO 34

Il giardino di via Montebello 34 è un luogo allegro e decisamente originale. Situato accanto alla Chiesa di Santo Spirito, già dal sagrato si fa notare per il cancello in ferro battuto colorato. La sua storia intreccia secoli e vocazioni diverse: anticamente l’abitazione a cui oggi appartiene era la casa dell’ortolano che provvedeva ai bisogni alimentari del vicino convento, che coltivava numerosi ettari di terra. Bisogna immaginare un appezzamento con alberi da frutto e filari di vite che da via Resistenza giungeva fino a corso Porta Mare. Col passare del tempo l’area è stata frazionata e urbanizzata, e oggi dell’antico orto resta un piccolo giardino grazioso e vivace, caratterizzato da un passato recente non più agricolo ma artigianale.

Vi si affaccia infatti la vecchia officina dei fabbri Bottoni, nel Novecento una vera e propria istituzione a Ferrara e non solo. Oggi l’attività è stata dismessa, ma è importante sapere che all’interno di questa struttura sono stati realizzati manufatti di grande pregio: l’elegante cancellata in stile liberty di villa Melchiorri, decorata con fiori e girasoli, e l’imponente ingresso in ferro del vecchio ospedale Sant’Anna. In tempi più recenti lo stesso Lucio Dalla ha voluto visitare il laboratorio, e proprio a seguito di questo incontro è nata nel 1987 l’idea di realizzare il Ferrara Buskers Festival – diretto da Stefano Bottoni.

Il giardino non nasconde le tracce di queste diverse avventure, professionali ed esistenziali: tra alberi e arbusti si incontrano gli attrezzi tradizionali utilizzati per forgiare il metallo, assieme a statuine e oggetti portati nel capoluogo estense dai tanti artisti di strada che hanno partecipato alla manifestazione. L’atmosfera è rilassata e informale, la vegetazione cresce rigogliosa tra sedie e tavolini disposti per accogliere gli amici.

«Stefano non ne vuole più ma io continuo a piantare specie nuove», racconta Enrica, ispirata responsabile di uno spazio caleidoscopico, ricco di colori e profumi. Il glicine e la bignonia creano all’ingresso un varco di rampicanti, accompagnati a terra dagli oleandri, dalla palma, dal calicanto invernale e dalle più basse nandina e forsizia. Verso l’interno si trovano gli alberi da frutto – il pruno, l’albicocco, il giuggiolo, il melino, il mandorlo, il fico, il melograno, il nocciolo, l’ulivo, il mirto, addirittura un avocado in vaso - assieme a tante altre specie aromatiche come l’alloro e i quattro piccoli arbusti di ginepro «raccolti in occasione della Festa dell’Albero, quella organizzata ogni anno dal Centro Idea». Non mancano i classici: il pino, l’acero, il tasso «sopravvissuto al Natale, arrivato mezzo secco», la serenella, la dracena, il bosso. Tra le eccezioni: il papiro. In fondo il roseto e una insospettabile aiuola di verdure, dove crescono il cavolo nero, il carciofo e il cren.