Interno Verde

35 | VIA MORTARA 70 | Chiostro Santa Maria delle Grazie

La storia del convento di Santa Maria delle Grazie, chiamato comunemente Santa Maria di Mortara, ebbe inizio negli ultimi anni del Quattrocento quando alcune monache provenienti da Mortara – in provincia di Pavia – si trasferirono a Ferrara attratte dalle agevolazioni promesse da Ercole I d’Este. Contestualmente all’espansione della città, il Duca infatti aveva avviato una politica favorevole all’insediamento di nuove istituzioni religiose. Lo scopo pare fosse duplice: popolare la “Terra Nova”, oggi nota come addizione erculea, ed allo stesso tempo creare una sorta di talismano religioso per la città grazie all’abbondanza di chiese e conventi. La prima pietra fu posata nel 1496, la paternità del progetto è dubbia: sembra che il disegno generale sia stato dettato da Ercole I d’Este in persona, rivisto da Biagio Rossetti, ma di fatto eseguito da Alessandro Biondo.

Il grande chiostro di clausura risalirebbe al 1498: anticamente qui si concentravano i locali per la vita comunitaria: il refettorio, le cucine e la sala del capitolo, attorno al piano superiore si trovavano invece le celle delle monache. I documenti storici testimoniano l’esistenza di un chiostro minore su cui si affacciavano i locali di servizio, che si trovava in corrispondenza dell’attuale ingresso della biblioteca universitaria, dove si possono vedere alcune tracce superstiti. Della corte stupisce la forza scenografica dell’ambiente: dall’ombra delle logge, il verde luminoso del prato contrasta con la mole dei mattoni rossi e l’elegante vera da pozzo brilla fra i quattro rigogliosi melograni. Sostando qualche attimo in contemplazione traspare però la vera essenza del luogo: la massività delle due logge sovrapposte, la tozza unione dei porticati in angolo e la totale assenza di decorazioni narrano di un convento non povero, ma modesto. Gli archi a tutto sesto poggiati su capitelli sferocubici hanno infatti retaggi arcaici, segno di un medioevo che tarda a cedere il passo al rinascimento. Nonostante le soppressioni napoleoniche e il continuo avvicendarsi degli eserciti stranieri, che occupavano la struttura durante il transito in città, le monache abitarono il convento fino al 1831.

A metà Ottocento il complesso venne trasformato in caserma e condominio, ma le sue condizioni pare fossero già molto degradate. A cavallo fra le due guerre mondiali diventò ricovero per famiglie sfollate o indigenti; fino al 1969 Mortara 70 fu per i ferraresi sinonimo di miseria, talvolta di delinquenza e prostituzione. Furono i grandi restauri realizzati a partire dagli anni Ottanta a trasformare questo luogo in un’isola di cultura, dove oggi gli studenti dell’ateneo ferrarese trovano ombra e tranquillità nelle giornate estive. Da segnalare di fronte all’entrata la presenza di Palazzo Manfredini, casa natale del pittore Filippo de Pisis.