Interno Verde

18 | VIA XX SETTEMBRE 86

«Non sono più stata capace di mangiare albicocche da quando i miei alberi non le fanno più». Così racconta Laura, la proprietaria del giardino di via XX Settembre 86, un vero e proprio luogo della memoria, associato indelebilmente alla figura della bisnonna – che nacque e visse in questa casa, fu proprio lei a disegnare le aiuole – e poi del nonno, che si trasferì qui durante e dopo la guerra con la sua famiglia. «Quando muore una pianta non ne prendo una uguale». Il palazzo risale alla fine del Quattrocento ma di quell’epoca non si hanno molte notizie; a raccontare la storia del Novecento restano il cancelletto arrugginito, il vecchio pozzo, il disegno circolare in mezzo alle aiuole dove una volta si trovava la fontana, il tavolino e le sedute di pietra. Un capitello misterioso. Oltre ovviamente agli alberi, ai rampicanti, ai fiori. Una volta assieme agli albicocchi c’erano un pesco e un pruno, due salici piangenti; a terra i mughetti, i giacinti e i tulipani, la forsizia. Il bisnonno sulla destra coltivava anche l’orto, con zucchine e pomodori.

Oggi continuano a fiorire le rose rampicanti, colorate di lillà con il cuore giallo, e le rose a terra, tutte di varietà diverse. Svetta tra gli arbusti l’alloro doppio, una pianta monumentale che ha saputo rafforzarsi nelle difficoltà: «fino al 1985 in quel punto stavano due alberi vicini, ma una grande gelata ha fatto sì che per non morire le radici iniziassero a integrarsi. Avevano già venti o trent’anni, assieme hanno fatto crescere la pianta in fretta».