Interno Verde

07 | VIA BOCCALEONE 40

Se dalle piazze del centro si passa lungo via Boccaleone, a un certo punto sulla destra si incontreranno i civici 34 e 40, e in quel seguitare un muro di cinta, che ha in cima i rami di un frassino, di un platano e di una magnolia. Questo giardino è la splendida eredità lasciata dall’architetto Orlando Veronese che alla fine degli anni Quaranta, di ritorno della guerra, tornò a Ferrara con un’intenzione precisa: ricavare nell’area urbana allora in ricostruzione uno spazio privato di pace e quiete, da dedicare alla famiglia e al lavoro. Uno spazio dove natura e architettura potessero incontrarsi e dialogare, al riparo dai clamori del boom economico e della cementificazione che porteranno via parte della memoria storica della città estense.

A quasi 70 anni di distanza, l’abitazione e il giardino rimangono tra gli esempi più riusciti di stile moderno a Ferrara. Il lotto era occupato da ruderi di antiche abitazioni, incendiate e crollate durante la guerra in seguito a un bombardamento. L’abitazione principale, inizialmente una stretta palazzina rimasta illesa, fu ampliata negli anni Cinquanta proprio nel rispetto del giardino che stava progressivamente maturando sul lato sud, così da godere della luce solare dagli affacci diurni dell’abitazione.

È proprio questa logica a rendere il giardino e la casa un corpo unico e inscindibile, dove ogni spazio trova un senso proprio in funzione del rapporto tra edificio, natura e luce solare. Il giardino si divide infatti in tre stanze, delimitate da una lunga siepe di ligustro e da una fila di bossi dalla geometria netta e rettangolare. Tre stanze che scandiscono i tre diversi momenti della giornata. Il lato più prossimo al muro di cinta – caratterizzato da un ampio prato con in angolo un acero giapponese – si colloca di fronte al patio d’ingresso e alle finestre della sala da pranzo, esposte alla luce della mattina e delle prime ore pomeridiane. Nella parte centrale, delimitata dalla topiaria di bossi e ligustri, il manto erboso si arricchisce dei colori di azalee e tulipani, mentre lungo un pergolato di cemento crescono spirali di rose Pierre De Rosard; è la parte più rigogliosa del giardino, rilassante visuale pomeridiana dalle finestre della veranda e del salottino.

Infine, la terza stanza, più remota e intima, dove l’ombra della magnolia sorveglia segreta due sedute rustiche di marmo e, in fondo allo spazio, le camere da letto trovano riparo dai trambusti della città. Dal punto di vista botanico, va sottolineata l’importanza dei quattro alberi cardinali: un platano, un frassino, una magnolia e una betulla. Fino agli anni Ottanta era presente anche un olmo, purtroppo ucciso dal mal olandese. Altre specie legnose importanti sono l’acero giapponese presso l’ingresso, due allori cresciuti selvatici, le azalee in vaso e le rose, soprattutto rampicanti. Recentemente sono stati introdotti esemplari di pittosporo, camelia, sarcococca, loropetalum cinese, magnolia, corniolo rosso e oleandro. Oggi la maggior parte di queste piante sono coltivate in vaso ma l’intenzione è introdurle nell’arredo fisso del giardino, sfruttandone il potenziale ultimo delle fioriture e stature. Un sostrato di specie erbacee - soprattutto zantedeschia, iris e fiori nativi – completa il corredo, che negli ultimi anni ha trovato nuova linfa grazie al lavoro di Giulio, nipote di Orlando e giardiniere di professione.

Non mancano ovviamente gli aneddoti della famiglia legati al giardino. Come quello che riguarda il frassino vicino al muro di cinta, che da qualche anno è stato agganciato con un tirante metallico in modo da evitarne l’addosso sul porticato. «La nonna voleva piantarlo più lontano dal porticato ma il nonno lo volle più ‘razionalmente’ addossato agli edifici. Col senno di poi, aveva ragione la nonna». Nonna che, comunque, si consolò con il libro di poesie che Orlando scrisse durante la guerra e pubblicò molti anni dopo. Una lunga sezione del libro - la più romantica - porta la dedica ‘a Renata’. Quel giardino che Orlando le prometteva di costruire e coltivare, alla fine diventò realtà. Solo per quanto riguarda il frassino - ma davvero non poteva andare diversamente - l’architetto ha avuto la meglio sull’innamorato.

Note accessibilità: alla porta d'ingresso è presente un gradino, strada in acciottolato.